Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

01 luglio 2007

Anniversari

La sede di Toan Viet, la mia prima azienda vietnamita Un anno fa, esattamente il 1 luglio 2006, mi trasferivo in Vietnam.
Era un sabato mattina, dall'aeroporto di Ho Chi Minh City raggiungevo in taxi il centro citta' per conoscere i miei nuovi colleghi e prendere possesso della mia stanza nella foresteria aziendale.
E' stata la mia prima esperienza di vita e lavoro all'estero. Forse piu' per mancanza di coraggio che di opportunita', non avevo osato seriamente tentare prima questa strada.
Lavorare almeno anno fuori dall'Italia era il mio obiettivo minimo. Per il curriculum, per la mia mente, forse anche per la mia felicita'.

In questi 365 giorni sono naturalmente accadute molte cose, alcune belle altre meno. Ho fatto i conti con l'assenza delle mie figlie ed anche con il dolore che la mia assenza ha causato loro, e ho capito che le mie visite trimestrali e le chiacchierate in video-chat non potevano in alcun modo sostituire, nemmeno temporaneamente, il contatto fisico, la presenza costante, la disponibilita' all'esserci nel momento del bisogno. Mi sono seriamente ammalato, ma sono riuscito a sconfiggere il virus che mi aveva colpito.

Ci sono stati viaggi in Vietnam e nei paesi limitrofi, e luoghi bellissimi, e esperienze culturali e sociali profondissime. Ho stretto nuove amicizie, senza perdere le piu' importanti che avevo in Italia. Sono diventato una minuscola star musicale, con le canzoni latine che suono due volte alla settimana in due locali di questa citta'.

Ho conosciuto alti e bassi negli affetti, con la mia ragazza, che mi hanno fatto passare da momenti di entusiasmo mai vissuti prima a disillusione e disincanto. Cosi' come alti e bassi ci sono stati sul lavoro, con periodi di soddisfazione ed altri di frustrazione, tra rapporti a volte di conflitto, altre volte di vera amicizia. Finche' a fine aprile ho lasciato la mia ex azienda, Toan Viet, una societa' di produzione di audiovisivi, nella quale fin dall'inizio ho lavorato come producer. La causa? Diciamo: qualche incomprensione con la proprieta'.

Per un mese ho provato con qualche difficolta' a lavorare come free-lance. Ma poi e' accaduta una cosa che merita di essere raccontata, perche' sembra un po' una favola da mito americano ed e' invece solo una possibile esemplificazione di che cosa e' il Vietnam oggi.
Nel mese di maggio, ho cominciato a fare i giri di tutte le "chiese", agenzie pubblicitarie, aziende e case di produzione per propormi come producer free-lance. Nella prospettiva di rientrare in Italia da meta' agosto, cercavo solo lavori a progeto, contratti a termine, insomma quel genere di lavoro precario che in Italia sembra diventata la regola.
Ho quasi sempre trovato molto interesse e disponibilita', ma paradossalmente mi sono stato offerti contratti fissi, per lavorare in-house e non come free-lance.

Ogni giorno, per un anno, sono passato ripetutamente davanti ad un ufficio che dista 20 passi dal cancello della casa nella quale abito a Saigon fin dal primo gorno in cui sono arivato. Questo ufficio occupa una elegante palazzina di tre piani, posta ad angolo tra due dei tanti larghi vicoli della citta'.
La societa' si chiama Cat Tien Sa ed e' la piu' grossa casa di produzione di contenuti televisivi del Vietnam. Un giorno, non avendo nulla da perdere, ho stampato qualche presentazione in power-point di certi programmi televisivi che avevo ideato ed ho bussato a quella porta senza preavvertire e senza conoscere nessuno. Ho chiesto ad una gentile signorina alla reception, che faticava a comprendere lo spelling del mio nome, se per caso non fosse stato possibile incontrare qualcuno a cui presentare i miei progetti. Lei ha fatto una telefonata e mi e' venuto incontro il responsabile delle PR dell'azienda, mr. Roy - in Vietnam per un congruo periodo d tempo, tutti si chiamano fra loro Miss e Mister, prima di passare al piu' familiare "Ehi!". In una mezzora ho spiegato che non cercavo lavoro ma mi sarebbe piaciuto, se fossero stati interessati, collaborare con Cat Tien Sa alla realizzazione di qualcuno dei programmi televisivi che stavo illustrando. Roy mi ha promesso di mostrare le mie presentazioni e il mio curriculum vitae al grande capo in persona.
Qualche giorno dopo richiama chiedendomi di correre in ufficio per incontrare mr. Minh, il boss in persona. Quest'uomo un po' afettato, ex-regista, attore e insegnante di arte drammatica, taglia corto e mi dice che prima ancora di leggere i miei progetti, vuole che io lavori per Cat Tien Sa e mi chiede quali siano le mie condizioni. Pur sorpreso da tanta grazia, faccio presente che al momento sono disponibile solo ad un contratto di 2 mesi, eventualmente rinnovabile qualora decidessi di tornare in Vietnam dpo i miei impegni italiani - dovro' stare in patria non meno di 40 giorni, per trascorrere le vacanze con le mie bimbe, cercare un lavoro e presenziare ad una causa in tribunale.
Mr. Minh approva incondizionatamente ogni mia richiesta e dal giorno successivo entro a far parte della azienda, con una serie di ruoli da svolgere: creare contenuti TV, produrre sia questi che video clip e dare una mano alla riorganizzazione delle varie aree aziendali che sono tutte in fase di sviluppo. Ho colleghi giovani e vivaci, tutti vietnamiti, molto disponibili a condividere nuove esperienze professionali.

Un piccolo miracolo, no? Sto facendo un lavoro che mi piace da morire (la TV trash e' sempre meglio scrivela che guardarla!), non devo rinunciare al previsto rientro in Italia e, qualora a Roma non riuscissi a trovare nessun lavoro che mi dia da sopravvivere, ho sempre la possibilita' di tornare qui a produrre programmi televisivi per un tempo definito.

Ecco, diciamo che Cat Tien Sa e' la candelina sulla torta del mio primo anniversario da expat in Vietnam. Se altre ce ne saranno, non lo so. Per ora si naviga a vista. Piu' o meno allo stesso modo, anche Colombo scopri' la sua America.