Tronchetti dell'infelicita'
Nel gruppo Telecom sembra arrivato il momento dell'addio di Tronchetti Provera. Speriamo non sia troppo tardi.Ho trascorso 16 anni, quasi tutta la mia precedente vita professionale, in SIP prima e Telecom italia poi. Per questa ragione ho sempre cercato di evitare di parlare della mia ex-azienda, non riuscendo ad essere completamente libero da emozioni ed anche rancori personali. Ma adesso sono fuori, distante anche fisicamente. Le vicende recenti meritano almeno un commento.
Ho conosciuto i boiardi di stato, oscuri funzionari di partito messi al vertice dell'azienda dal Cencelli delle partecipazioni statali. Ho lavorato con manager schierati con un carrozzone politico o l'altro. Ero li' quando c'e' stata la scellerata privatizzazione che ha permesso a chi possedeva meno dell'1% delle azioni di controllare la piu' grande azienda italiana.
Lavoravo nel quartier generale quando e' arrivato Colaninno e anche quando, costretto dai soci bresciani e inviso al governo Berlusconi, ha dovuto cedere l'azienda al gruppo Pirelli.
Con Tronchetti Provera sembrava arrivato il capitano d'industria maturo ma ancora giovane rispetto alla gerontocrazia imprenditoriale italiana, con una gia' solida esperienza. Il capitalista illuminato che avrebbe risanato il Gruppo parecchio indebitato e affrontato le sfide della crescente competizione con il piglio giusto. La delusione e' stata cocente fin dalle prime battute.
Non solo l'uomo e' risultato assai meno brillante del previsto, ma ha penalizzato il management esistente per circondarsi di soli uomi fidati, le cui qualita' si sono rivelate fin dall'inizio inferiori alle attese. Anzi, diciamolo francamente: quello proveniente da Pirelli e' il peggior management che la Telecom abbia mai avuto. Ma in compenso e' il meglio pagato d'Italia. La fedelta' si premia.
Bisogna riconoscere che anche altri top manager non pirellici, per esempio quelli provenienti da Infostrada al seguito di Ruggiero, non si sono dimostrati all'altezza del compito. Almeno non tutti.
Le strategie finanziarie non sono poi state premianti se e' vero che Tronchetti ha venduto il vendibile all'estero - anche alcune acquisizioni non propriamente redditizie dell'era Colaninno - ma non e' riuscito ad invertire il trend dell'indebitamento. La Consob ha soccorso Pirelli quando ha permesso di non consolidare Telecom nel bilancio di quell'azienda, grazie alla bizzarra idea che sia davvero Olimpia a controllare l'azienda di telecomunicazioni.
La politica ha dato una mano, quando non ha chiuso tutti e due gli occhi: del resto l'acquisto di Pagine Utili e di Edilnord da parte di Tronchetti non potevano che ben disporre il venditore che in quel momento si trovava, en passant, a fare il Presidente del Consiglio. Senza contare che La7 e' stata scientemente tenuta a bada per non disturbare troppo i manovratori del duopolio televisivo.
Quando Guido Rossi, chiamato a salvare almeno la faccia dopo lo scandalo intercettazioni, si dimette e parla di Chicago degli anni Venti, omette di fare i nomi dei gangster. Ma ci si puo' fare un'idea consultando i giornali degli anni recenti.
Tuttavia il Gruppo Telecom ha buon cash-flow, un ricco patrimonio clienti, la rete, rendite di posizione difficili da eliminare. Diciamo che ha ottime possibilita' di uscire sano dal passaggio dei barbari.
Il danno maggiore, quello piu' profondo, e' stato fatto certamente alle migliaia di dipendenti. Posso assicurarlo, moltissimi di buona qualita'. Basti pensare a quanto di buono stanno facendo gli ex-Telecom nell'opera di risanamento di quel carrozzone sgangherato che erano le Poste Italiane.
Ho avuto la fortuna di lavorare con persone straordinarie. Ho avuto capi che mi hanno insegnato moltissimo sotto il profilo culturale e manageriale. Molti colleghi sono di alto livello, anche grazie alla formazione che un tempo per Sip e Telecom era una fondamentale strategia, un investimento significativo di cui si comprendeva il valore.
Attraverso una sistematica azione di svilimento delle qualita' professionali, ma anche usando in modo perverso il sistema della cessione di rami di azienda al fine di ridurre il numero dei dipendenti (senza preoccuparsi delle conseguenze occupazionali), si e' depauperata l'azienda di una risorsa basilare. E temo non sia accaduto per un disegno, ma piuttosto per insipienza.
Quell'energia che fece grande Telecom Italia Mobile, grazie anche a personalita' di spessore come l'ex direttore generale Sentinelli - naturalmente scaricato da Tronchetti - si rischia di perderla per sempre.
Se poi dovessero arrivare gli stranieri (i conquistadores?), i timori non riguardano certo il controllo di asset nazionali da parte di capitali stranieri (al diavolo il protezionismo!), ma i tagli di personale che di solito accompagnano queste campagne di acquisizione. Non mi stupirei se dai 105mila di qualche anno fa si passasse in poco tempo a 30mila dipendenti.
Ma il signor Tronchetti di tutto cio' certamente non si cura. Cadra' in piedi, come di solito accade a tutti i capitalisti italiani che, chissa' perche', sembrano non rischiare mai in proprio. Di certo intaschera' laute prebende e continuera' a frequentare il palco d'onore di San Siro (sperando che Moratti finalmente si decida ad assumere un allenatore vero!).


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Pasqua in Italia. Immersione negli affetti familiari, ritorno alle origini territoriali, nella natia Martina Franca con la Pasquetta fuori porta trascorsa al piccolo trullo di proprieta' insieme mamma, fratelli, nipoti. E ovviamente le mie figlie, Ester e Beatrice.
Forse Saigon non sara' sul Guinness dei Primati per la casa piu' stretta del mondo. Il titolo pare vada ad una casa di Amsterdam, sul canale Singel al n. 7, che misura poco piu' di un metro di larghezza. Ma c'e' competizione con una casetta di pescatori al Quay di Conwy, in Inghilterra e con una smilza palazzina rosa del centro storico di Valencia.
