Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

20 aprile 2007

Tronchetti dell'infelicita'

Tronchetti Nel gruppo Telecom sembra arrivato il momento dell'addio di Tronchetti Provera. Speriamo non sia troppo tardi.
Ho trascorso 16 anni, quasi tutta la mia precedente vita professionale, in SIP prima e Telecom italia poi. Per questa ragione ho sempre cercato di evitare di parlare della mia ex-azienda, non riuscendo ad essere completamente libero da emozioni ed anche rancori personali. Ma adesso sono fuori, distante anche fisicamente. Le vicende recenti meritano almeno un commento.

Ho conosciuto i boiardi di stato, oscuri funzionari di partito messi al vertice dell'azienda dal Cencelli delle partecipazioni statali. Ho lavorato con manager schierati con un carrozzone politico o l'altro. Ero li' quando c'e' stata la scellerata privatizzazione che ha permesso a chi possedeva meno dell'1% delle azioni di controllare la piu' grande azienda italiana.
Lavoravo nel quartier generale quando e' arrivato Colaninno e anche quando, costretto dai soci bresciani e inviso al governo Berlusconi, ha dovuto cedere l'azienda al gruppo Pirelli.

Con Tronchetti Provera sembrava arrivato il capitano d'industria maturo ma ancora giovane rispetto alla gerontocrazia imprenditoriale italiana, con una gia' solida esperienza. Il capitalista illuminato che avrebbe risanato il Gruppo parecchio indebitato e affrontato le sfide della crescente competizione con il piglio giusto. La delusione e' stata cocente fin dalle prime battute.
Non solo l'uomo e' risultato assai meno brillante del previsto, ma ha penalizzato il management esistente per circondarsi di soli uomi fidati, le cui qualita' si sono rivelate fin dall'inizio inferiori alle attese. Anzi, diciamolo francamente: quello proveniente da Pirelli e' il peggior management che la Telecom abbia mai avuto. Ma in compenso e' il meglio pagato d'Italia. La fedelta' si premia.

Bisogna riconoscere che anche altri top manager non pirellici, per esempio quelli provenienti da Infostrada al seguito di Ruggiero, non si sono dimostrati all'altezza del compito. Almeno non tutti.

Le strategie finanziarie non sono poi state premianti se e' vero che Tronchetti ha venduto il vendibile all'estero - anche alcune acquisizioni non propriamente redditizie dell'era Colaninno - ma non e' riuscito ad invertire il trend dell'indebitamento. La Consob ha soccorso Pirelli quando ha permesso di non consolidare Telecom nel bilancio di quell'azienda, grazie alla bizzarra idea che sia davvero Olimpia a controllare l'azienda di telecomunicazioni.
La politica ha dato una mano, quando non ha chiuso tutti e due gli occhi: del resto l'acquisto di Pagine Utili e di Edilnord da parte di Tronchetti non potevano che ben disporre il venditore che in quel momento si trovava, en passant, a fare il Presidente del Consiglio. Senza contare che La7 e' stata scientemente tenuta a bada per non disturbare troppo i manovratori del duopolio televisivo.
Quando Guido Rossi, chiamato a salvare almeno la faccia dopo lo scandalo intercettazioni, si dimette e parla di Chicago degli anni Venti, omette di fare i nomi dei gangster. Ma ci si puo' fare un'idea consultando i giornali degli anni recenti.

Tuttavia il Gruppo Telecom ha buon cash-flow, un ricco patrimonio clienti, la rete, rendite di posizione difficili da eliminare. Diciamo che ha ottime possibilita' di uscire sano dal passaggio dei barbari.

Il danno maggiore, quello piu' profondo, e' stato fatto certamente alle migliaia di dipendenti. Posso assicurarlo, moltissimi di buona qualita'. Basti pensare a quanto di buono stanno facendo gli ex-Telecom nell'opera di risanamento di quel carrozzone sgangherato che erano le Poste Italiane.
Ho avuto la fortuna di lavorare con persone straordinarie. Ho avuto capi che mi hanno insegnato moltissimo sotto il profilo culturale e manageriale. Molti colleghi sono di alto livello, anche grazie alla formazione che un tempo per Sip e Telecom era una fondamentale strategia, un investimento significativo di cui si comprendeva il valore.

Attraverso una sistematica azione di svilimento delle qualita' professionali, ma anche usando in modo perverso il sistema della cessione di rami di azienda al fine di ridurre il numero dei dipendenti (senza preoccuparsi delle conseguenze occupazionali), si e' depauperata l'azienda di una risorsa basilare. E temo non sia accaduto per un disegno, ma piuttosto per insipienza.

Quell'energia che fece grande Telecom Italia Mobile, grazie anche a personalita' di spessore come l'ex direttore generale Sentinelli - naturalmente scaricato da Tronchetti - si rischia di perderla per sempre.

Se poi dovessero arrivare gli stranieri (i conquistadores?), i timori non riguardano certo il controllo di asset nazionali da parte di capitali stranieri (al diavolo il protezionismo!), ma i tagli di personale che di solito accompagnano queste campagne di acquisizione. Non mi stupirei se dai 105mila di qualche anno fa si passasse in poco tempo a 30mila dipendenti.

Ma il signor Tronchetti di tutto cio' certamente non si cura. Cadra' in piedi, come di solito accade a tutti i capitalisti italiani che, chissa' perche', sembrano non rischiare mai in proprio. Di certo intaschera' laute prebende e continuera' a frequentare il palco d'onore di San Siro (sperando che Moratti finalmente si decida ad assumere un allenatore vero!).

17 aprile 2007

Viste da vicino

Pasqua in Italia. Immersione negli affetti familiari, ritorno alle origini territoriali, nella natia Martina Franca con la Pasquetta fuori porta trascorsa al piccolo trullo di proprieta' insieme mamma, fratelli, nipoti. E ovviamente le mie figlie, Ester e Beatrice.
Gioie e dolori, soddisfazioni e sensi di colpa si sommano, si combattono, si fondono e, talvolta, escludono a vicenda.
Nell'immagine il lavoretto che Beatrice ha fatto alla scuola materna per la festa del papa' (IO!!!) e il premio che ha ricevuto per aver "punteggiato bene", aver cioe' tagliato perfettamente la forma dell'orologio con il punteruolo - mica facile! Provateci voi!
Ne avrei da dire sull'Italia, la politica, la Telecom. Lo faro' un'altra volta. Ora che sono di nuovo lontano, mi godo il riverbero del calore ricevuto. Prima che si raffreddi, saro' di nuovo li'.

05 aprile 2007

Cose dell'altro mondo - Case strette

Forse Saigon non sara' sul Guinness dei Primati per la casa piu' stretta del mondo. Il titolo pare vada ad una casa di Amsterdam, sul canale Singel al n. 7, che misura poco piu' di un metro di larghezza. Ma c'e' competizione con una casetta di pescatori al Quay di Conwy, in Inghilterra e con una smilza palazzina rosa del centro storico di Valencia.
Ma se si valutasse invece che la dimensione, la percentuale di case strette, sono certo che Saigon vincerebbe senza problemi. E' questa infatti la caratteristica architettonica piu' peculiare della citta'. In tutti i quartieri, dal centro alla perfieria piu' estrema, la maggior parte delle abitazioni sono all'interno di palazzine di due/tre metri di larghezza sul fronte stradale, da due a quattro piani di altezza e dai 5 ai 10 metri di profondita'.

Cosi', una accanto all'altra, con altezze variabili e colori pastello di tonalita' sempre differenti, le case di Saigon ricordano i nostri piccoli villaggi di pescatori. Per lo piu', il pianoterra sulla strada e' un piccolo negozio mentre nel retro e nei piani superiori ci sono le abitazioni.Talvolta, in zone non ancora densamente popolate, una casa stretta spicca in totale solitudine, in attesa di venire affiancate da altre, del tutto diverse in stile e dimensioni.

Negli ultimi anni, tuttavia, lo sviluppo economico sta portando a grandi investimenti nel settore edilizio. Vengono percio' abbattuti vecchi edifici per far spazio a cantieri nei quali sorgeranno grattacieli. Gia' oggi, in molte zone del centro, ci sono numerose torri nelle quali gli uffici vengono affittati a prezzi occidentali. Un giorno, neanche tanto lontano, Ho Chi Minh City assomigliera' forse piu' a Singapore che alla vecchia Saigon.