Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

28 febbraio 2007

Cose dell'altro mondo - Gerarchie

Segnatevi 'sti nomi: Nong Duc Manh, Segretario Generale del Partito Comunista Vietnamita; Nguyen Minh Triet, Presidente della Repubblica; Nguyen Tan Dung, Primo Ministro.
Il potere politico vietnamita sembra saldamente nelle mani di questa troika. Almeno da quello che si evince dalla lettura dei giornali.

Per un certo periodo, da agosto a fine ottobre, sfogliando VietNam News, il quotidiano in lingua inglese al quale sono abbonato, si trovavano puntualmente in prima pagina, subito sotto la testata, due articoli: uno dedicato al Segretario generale del partito e l'altro al Premier, impegnati in qualche inaugurazione o incontro internazionale, con tanto di foto a corredo.

Dai primi di dicembre si e' imposto il Presidente Triet. La sensazione e' che possa essersi rammaricato di non avere adeguata attenzione da parte dell'organo di stampa. Fatto sta che da allora il quotidiano ha cominciato a pubblicare tre pezzi fissi sui tre leaders, ruotando l'ordine di apparizione per non scontentare nessuno.

Ogni tanto cerca di farsi largo anche il Presidente dell'Assemblea nazionale, Nguyen Phu Trong. Eppure alcuni vietnamiti mi hanno dato per certo che chi comanda davvero sono i militari, a partire dal Ministro della Difesa Generale Phung Quang Thanh, membro del Politburo, passando per il Generale Nguyen Khac Nghien, membro del Comitato centrale del Partito e Capo dello staff generale delle Forze Armate (l'Armata Popolare del Vietnam).

01 febbraio 2007

Strettamente personale

Sono stato a Roma a meta' gennaio, solo per pochi giorni.
Ho vissuto lo stress del caos italico fin dall'arrivo: 45 minuti in attesa della valigia all'aeroporto (ma perche' a Parigi, Aeroporo Charles De Gaulle, certo non un posticino, la consegna dei bagagli e' immediata?); il traffico sull Raccordo Anulare (i lavori tra Boccea e Cassia sembrano fermi a come li avevo lasciati 6 mesi fa); l'ingorgo all'entrata sulla via Cassia, 30 minuti per percorrere un chilometro...
Che nostalgia di Saigon, del suo disordine, del clima, della vita serena, piena di cose da fare, ma senza pressioni.

E la politica! Non se ne puo' piu' dalle verifiche di governo, dai distinguo nella maggioranza, dalle solite insulse battute dell'opposizione, dai tassisti che fanno proclami corporativi, dagli italiani che non si sentono parte di uno Stato. (Ora ci si mette anche la moglie del Cavaliere. Dio ci scampi dai Berlusconi!)

Poi ho visto i miei amici Linda, Giovanni, gli ex-colleghi di Telecom di Corso d'Italia e soprattutto mi sono immerso nel calore dell'affetto delle mie bambine, Ester e Beatrice.

Vivo tra due nostalgie. Una doppia "saudade". Ovunque saro' mi manchera' qualcosa.
Ma i baci di Bea, le chiacchierate sorprendentemente adulte con Ester, mi spingono a rientrare in patria. Non so quando. Certo, non oltre l'autunno. E sara' una sofferenza lasciare questa citta', il mio lavoro, gli amici, i locali, lo Sheridan's di Michael Forsyth, il pub irlandese nel quale ogni tanto mi esibisco, cantando e suonando canzoni in lingua italiana, spagnola, brasiliana con un bravissimo chitarrista locale, Hung.

Ma so anche che trovero' altre soddisfazioni. Come l'andare a ritirare il diploma del Cambridge di mia figlia Ester per il suo esame di lingua inglese: 15 su 15 di punteggio. Quando ho visto quel foglio mi sono emozionato. Ho pensato con orgoglio che forse Ester, che gia' parla italiano e ungherese, un giorno potra' vivere all'estero come io non ho potuto fare se non per un periodo che alla fine risultera' troppo breve.