Il silenzio
Tavolta non ci sono parole. Per spiegare cio' che accade, quello che si prova. Invidio quelli che non hanno dubbi, mai. Sanno sempre perche' una cosa e' cosi', ha quella forma, prende una certa direzione...
Sono rientrato a Roma dal 14 ottobre. Ho lasciato Saigon, il Vietnam, il lavoro, amici, affetti. Non e' certo un avvenimento inatteso. In fondo da mesi stavo cercando il modo per tornare in Italia. Posso lamentarmi?
Ho le mie bambine di nuovo vicine e mi sto godendo con rianimato stupore il loro sviluppo.
Ho un lavoro di spessore in una bella e giovane societa', Provinciattiva, una sfida interessante.
Ritrovo i miei amici veri, quelli per i quali il tempo e la distanza non hanno importanza.
Ho persino avuto il privilegio di essere invitato a suonare e cantare in occasione della presentazione di un libro.
In questo momento scrivo da Pori, Finlandia dove sono venuto a trascorrere il Natale dalla mia sorellina che non vedevo da anni.
Ci vuole coraggio, si dira', a lamentarsi.
Eppure cos'e' questo vuoto che sento dentro?




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