Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

28 aprile 2006

A volte ritornano

Giulio Andreotti è uno dei pochi personaggi pubblici che non hanno bisogno di rpesentazioni. La sua biografia è a tutti nota, così come i molti dubbi che, nella sessantennale parabola politica, hanno accompagnato la sua azione.
Oggi Andreotti, già Senatore a vita per discutibili meriti, viene candidato alla Presidenza del Senato per cercare di rompere il fragile schieramento della nuova maggioranza politica del Paese.
Che si presti al gioco forse non è nemmeno sorprendente. Gli ultimi anni lo hanno visto impegnato nelle faticose maratone giudiziarie che lo hanno infine visto assolvere in Cassazione, senza tuttavia fugare completamente i sospetti sul suo ruolo di riferimento nei confronti della mafia. Che Andreotti voglia concludere la vita terrena e la gloriosa carriera politica con un ruolo di prestigio e non con la macchia del dubbio è persino comprensibile.
E' anche del tutto evidente l'obiettivo della destra che lo ha candidato sperando in qualche franco tiratore fra i senatori del centrosinistra.
Quello che davvero non si capisce è la ragione per cui qualcuno voglia presentare questa pur autorevole candidatura come "super partes". Come non bastasse chi è perché ha fatto il suo nome, perché dimenticare che alle ultime elezioni Giulio Andreotti ha dichiarato molto onestamente che avrebbe dato il suo voto all'avv. Buongiorno di AN e al comico Pippo Franco in lista proprio al Senato nella coalizione di destra con la DC.
Due candidati della attuale minoranza, insomma: una scelta di campo esplicita. Già solo per questo non si comprende perché un parlamentare del centrosinistra dovrebbe dare il suo voto a Belzebù.

22 aprile 2006

Lodo Mancino

Dopo la rinuncia di Massimo D'Alema alla Presidenza della Camera in favore dello sdoganamento istituzionale di Bertinotti, i giochi di equilibrismo della coalizione guidata da Prodi si spostano al Senato e, soprattutto, al Quirinale.

Dovesse essere confermata l'intenzione del Presidente Ciampi di non accettare un secondo mandato, che sarebbe altrimenti plebiscitario, le ipotesi in campo diventano piuttosto interessanti. Più che altro per il prevedibile gioco delle esclusioni.

Intanto tutti auspicano un accordo tra maggioranza e opposizione. Questo eliminerebbe dalla corsa candidati ex-PCI: D'Alema o Napolitano, per esempio. Non sarebbe male far salire al Quirinale finalmente una donna, ma a parte Rosi Bindi e forse Rosetta Russo Iervolino, assai invise alla destra, non ci sono grandi nomi spendibili al momento.

Va poi considerata la tradizionale alternanza tra laici e cattolici e tra settentrionali e meridionali. A Ciampi, azionista, laico e livornese, non potrebbero quindi succederem, per esempio, due papabili come Maccanico, meridionale, ma laico, o come Giuliano Amato, laico e per giunta del Nord.

Ecco perché in sordina potrebbe spuntare il nome di Nicola Mancino: cattolico, moderato, popolare, meridionale, già ministro e presidente del Senato. Se il centrosinistra lo propone e lo vota compatto, Mancino potrebbe raccogliere il voto di buona parte della minoranza di centrodestra. Ha esperienza politica ed istituzionale e darebbe garanzie di terzietà ed equilibrio, pur essendo chiaramente schierato politicamente con la maggioranza (è stato eletto al Senato nella Margherita).

Magari mi sbaglio, ma punto su questo navigato cinghialone.

20 aprile 2006

Elezioni irregolari

Che il voto del 9 e 10 aprile sia stato piuttosto strano è del tutto evidente.
Il centrosinistra ha dilapidato in poche settimane un vantaggio piuttosto significativo, riuscendo a spuntarla per il rotto della cuffia. Solo 25000 voti hanno consentito a Prodi di conquistare il premio di maggioranza alla Camera: un'inezia. Per tacere delle difficoltà che la nuova maggioranza si appresta ad avere al Senato dove gode di una maggioranza di soli 2 parlamentari.

Comunque sia, il perdente è Berlusconi che non fa che dimostrare, una volta di più, la sua assoluta indifferenza per le istituzioni. Ma il premier uscente non ha torto quando parla di "elezioni irregolari".

Come altro potrebbe infatti definirsi una tornata elettorale viziata in partenza dal trucco di una legge elettorale sciagurata, votata a ridosso della fine della legislatura dalla sola maggioranza - quella stessa legge che il suo stesso estensore, l'ineffabile Calderoli, ha definito "una porcata".

Che dire poi dell'invasione televisiva in campagna elettorale, infrangendo tutte le regole della par condicio, spargendo veleni, con il traino di televisioni e giornali amici.

Nonostante tutti i trucchi di Berlusconi, e gli errori delle ultime settimane di campagna elettorale il centrosinistra ha vinto. Adesso si spengano i riflettori sulle elezioni passate e si pensi al governo del Paese.

07 aprile 2006

Pillole elettorali (-3)

La discussione sulla forma dell'offesa berlusconiana davanti alla platea amica di Confcommercio ha finito per celare la sostanza. Dietro alla frase sugli elettori "coglioni" appare infatti la visione politica di Berlusconi: chi vota la sinistra è stupido perché "non fa i suoi interessi".
Ecco, il problema è tutto qui. La distanza fra Berlusconi e sicuramente la sinistra, ma anche una certa parte della destra, si delinea completamente nell'idea che il premier uscente ha del rapporto fra individuo e collettività.
Semplicemente la collettività non esiste se non come somma di individui.
L'elettore deve scegliere il candidato da votare se ne ha un tornaconto personale. Il bene pubblico, comune Berlusconi non riesce a comprenderlo, è fuori dal suo orizzonte.
Purtroppo il centorsinistra si è lasciato trascinare nella stanca battaglia su chi taglierà più o meglio le tasse. Alimentando così negli elettori l'idea che la decisione politica vada presa usando come principale metro di giudizio l'aspetto fiscale.
Ma se a fronte di un IRPEF immutata avessimo un paese più solidale a complessivamente più sereno che male ci sarebbe?
C'è stata troppa economia e poca "politica" in questa campagna elettorale. Berlusconi non la capisce, la politica. Ma, da Prodi in giù, anche nel centrosinistra si fa tanta fatica a parlarne.
A pochi giorni dal voto, sappiamo che se l'Unione dovesse vincere le elezioni taglierebbe di 5 punti il cuneo fiscale - nella migliore delle ipotesi, una media di 300 euro l'anno in più in tasca al singolo dipendente, meno di 30 euro al mese. Ma quale società intende costruire il centrosinistra, quello non si è certo capito.

06 aprile 2006

Pillole elettorali (-4)

Intendiamoci: la coerenza non può essere un obbligo. C'è chi ce l'ha e chi proprio non riesce a ritrovarsela. Vale anche per i politici, naturalmente.
Maurizio Sacconi, sottosegretario al Lavoro nel disastroso quinquennio governativo berlusconiano, nei dibattiti televisivi ha spesso un'aria beffarda nei confronti dei suoi avversari.
Quando ne ha occasione sembra anzi godere in modo particolare nell'attaccare Piero Fassino con un refrain, diventato ormai piuttosto stomachevole: oltre a sentirsi ripetere l'accusa di essere un ex-comunista, il segretario dei DS deve ogni volta rispondere alla domanda su come faccia ad essere alleato dei comunisti (Diliberto e Bertinotti).
Certo, un ex-comunista alleato ai comunisti è una di quelle vicende che possono colpire la fantasia degli elettori, una bizzarria della chimica politica.
Cosa dire allora di un ex-socialista, quale Sacconi è stato e continua a rivendicare di essere, alleato con i fascisti?
Ma da Sacconi non pretendiamo coerenza.

04 aprile 2006

Pillole elettorali (-5)

In questo post mi impegno solennemente a non usare il turpiloquio per definire i politici e gli elettori che non la pensano come me.
Tanto per fare un esempio, non mi esprimerò con aggettivi particolarmente triviali per indicare quel 49% della popolazione italiana che nel 2001 prese per buono il "patto con gli italiani".
Né adopererò un gergo da cantina per esprimere il mio dissenso nei confronti dei parlamentari della attuale maggioranza che hanno votato le leggi a favore del premier e dei suoi sodali (in ambito giudiziario, televisivo e per quanto riguarda il conflitto di interessi).
Mi asterrò persino dall'utilizzare il giudizio che l'ex ministro Calderoli ha dato della legge elettorale da lui stesso firmata per sostenere il mio pensiero nei confronti della riforma costituzionale cosiddetta Devolution.
Rivendico il mio buon diritto a votare il centrosinistra anche a costo di ricevere le offese di uno qualsiasi dei succitati berlusconi... Oooops, mi è scappata.
Non c'è niente da fare, è proprio una campagna elettorale di infimo livello nella quale, nemmeno con le migliori intenzioni, si riescono ad evitare insulti agli avversari.
Vabbè, ora che è fatta, tanto vale approfittarne: quei creduloni che votano il centrodestra sono tutti dei berlusconi!

Pillole elettorali (-6)

Schizofrenia: come altrimenti definire il diverso atteggiamento di Berlusconi tra il primo e il secondo match.
Due settimane fa smaniava, disegnava nervosamente misteriosi ghirigori, sforava sistematicamente i tempi delle risposte, sbagliava il verso della telecamera, toppava clamorosamente la dichiarazione finale.
Stasera, era maggiormente controllato, ma passava da un tono offeso e tagliente fino alla perfidia all'aria saputa dell'uomo del fare che cita numeri e date, spesso inventati, per convincere gli interlocutori che lui ha ragione a gli altri torto.
Poi il repentino cambio nel finale, questa volta rispettando i 2'30" a disposizione. Qui si è rivisto il suadente venditore del 1994, quello che considera il pubblico - e quindi gli elettori - degli "undicenni neanche troppo intelligenti".
Il botto, l'abolizione dell'ICI - naturalmente in assenza di contraddittorio, come a lui piace e come gli hanno spesso consentito di fare i giornalisti servi - è stata la mossa finale e disperata di chi non sa più che pesci prendere.
Una mossa che, a 6 giorni dal voto, può avere due effetti: convincere i più affezionati clienti di Vanna Marchi con l'elisir di lunga vita del Dottor Dulcamara o al contrario spingere anche i più dubbiosi nelle braccia di Prodi: l'ennesima promessa non può che ricordare il "vi prometto le promesse" di Cetto Laqualunque.

02 aprile 2006

Pillole elettorali (-7)

Cervelli bolliti.
L'ineffabile Berlusca ha fregato ancora una volta gli alleati - e naturalmente i suoi portaborse.
Dopo le amenità partenopee sui bambini bolliti in Cina, come è sempre accaduto quando il Premier le spara grosse (praticamente una volta alla settimana) è scattata la difesa aggressiva della squadra del centrodestra.
Calderoli, Cicchitto, Bondi... Nessuno ha resistito: non solo bisognava prendere per buone le parole di Berlusconi, ma anche dar sulla voce alle autorità cinesi che se ne erano giustamente risentite.
Naturalmente i modi di questa difesa sono stati i più diversi e bizzarri. Ha fatto tenerezza La Russa che, di fronte alle proteste diplomatiche di Pechino, ha sostenuto con fermezza:"Ah, sì? E allora come la mettiamo con Tien An Men?".
Ma come al solito Berlusconi si è rimangiato tutto. Ha ammesso che le sue affermazioni erano discutibili e frutto di un intermezzo oratorio in due ore di faticoso intervento.
Una balla, insomma. La solita bufala.
Come quella sulla superiorità della civiltà occidentale, rettificata dallo stesso leader di Forza Italia dopo 24 ore di entusiastiche conferme da parte dei suoi alleati.
Berlusconi sparla, per gioco, per divertire il pubblico; i suoi prendono sul serio le sue parole e argomentano a favore delle sue tesi; lui rettifica e li lascia col cerino in mano. Vedere per credere: http://www.invideoveritas.tk.
Patetico!