Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

04 gennaio 2006

Ciampisti

Che Ciampi sia il milgiore dei Presidenti possibili è fuor di dubbio. Che poi sia anche il migliore che l'Italia abbia avuto è anche assai probabile.
Moderazione, imparzialità, senso delle istituzioni, difesa della Costituzione e visione etica al servizio della politica - e Dio solo sa quanto ce n'è bisogno!!! - sono stati i capisaldi della sua azione nel corso del settennato che volge al termine.
Tuttavia anche Carlo Azeglio Ciampi è un uomo, che ha un ruolo anche politico, e può essere soggetto a critiche senza che queste vengano considerate "vilipendio". Insomma, Ciampi non è infallibile e si deve avere il coraggio di dirlo.

E' accaduto in passato quando ha promulgato scellerate leggi votate dalla magioranza sulle quali pesavano severe critiche di costituzionalità - come nel caso della Cirami - poi puntualmente confermate dalla Corte Costituzionale.
In quei casi il Presidente ha forse preferito chiudere un occhio per non arrivare ad uno scontro con il Governo, sapendo che tanto le norme sarebbero comunque state cassate?
Probabile, ma è in qualche modo venuto meno al suo dovere, perché avrebbe dovuto giudicare la costituzionalità di quelle leggi, al di là dei calcoli di opportunità politica.
Le sue dichiarazioni partenopee sulla partecipazione italiana alla guerra irachena lasciano allo stesso modo perplessi. Il Presidente ha sostenuto che i militari italiani sono giunti in Iraq quando la guerra era finita. E' una considerazione molto discutibile.
Cosa significa infatti "guerra guerreggiata" alla quale il Capo dello Stato ha fatto riferimento? Secondo questa tesi, la guerra irachena sarebbe terminata nel momento in cui George Bush ha dichiarato di averla vinta. Ma tutti sappiamo che così non è. La guerra è andata avanti ben oltre il marzo 2003 e dura ancora oggi. E' una guerra anomala, ma già si sapeva che sarebbe stata così, fin dal momento in cui unilateralmente è stata dichiarata dal Commander in Chief dell'esercito statunitense.
Ma soprattutto è una guerra illegittima, nata su pretesti menzogneri e aspramente criticata dalla Nazioni Unite.
Quello che va ricordato è che la presenza dei militari italiani a Nasirya è precedente alla risoluzione ONU che, prendnedo atto della situazione ormai precipitata, autorizzava le forze presenti in IRAQ a rimanere sul campo per evitare guai peggiori.
Quindi il governo Berlusconi e la maggioranza di centrodestra hanno inviato truppe in area di guerra quando le Nazioni Unite consideravano una azione illegittima quella degli alleati angloamericani. Tutto il resto sono chiacchiere e del resto a causa della guerra irachena ci sono decine di vittime ogni giorno. Ancora adesso.

Il Presidente si sente forse coinvolto dalle accuse dei pacifisti in quanto Capo delle Forze Armate e difensore di quella Costituzione che rifiuta la guerra. In questo caso, allora, sarebbe stato più opportuno il silenzio.

01 gennaio 2006

Per un 2006 Berlusconi-free

Si è chiuso un anno nel quale si sono notati timidi segni di ripresa, dopo un periodo davvero nerissimo.
Non che le cose vadano bene, ma in vari settori è parso di notare un promettente rilancio. E non si parla di economia. Mi riferisco in particolare allla cosidetta "questione morale" che, dopo il sonno della ragione degli anni del Berlusconismo più feroce, sembra tornata di attualità.
La patetica fine dei "furbetti del quartierino" e dei loro sodali istituzionali, in primis l'ex governatore della Banca d'Italia Fazio, ha dato uno scossone anche al mondo politico. Si è risvegliata dal torpore anche quella parte dei DS che si era (ingenuamente?) fidata di marpioni el capialismo mascherati da progressisti come il boss di Unipol Consorte
La nomina di Mario Draghi al vertice di Banca d'Italia non è quindi stata solo una scelta, bipartisan, del tutto condivisibile sotto il profilo tecnico. Va soprattutto nella direzione di un recupero di dignità morale e istituzionale che si era perduta.
E così, mentre la magistratura fa, come è giusto, il suo dovere indagando intorno alle vicende delle OPA Antonveneta e BNL, con tutto il corollario di patrimoni di incerta origine di palazzinari e banchieri, il nuovo anno inizia con uno spirito nuovo.
Per fare pulizia, non resta che ad aprile venga licenziato il Cavaliere, e con lui tutto il suo entourage di modesti comprimari e azzecca garbugli. E che Prodi con il centrosinistra dimostrino di aver imparato, una volta per tutte, la lezione degli ultimi 10 anni.