Cose dell'altro mondo - Matrimoni
Michel lo conoscevo appena. Era con Lan, la sua ragazza vietnamita, sul pullman che mi riportava con Mai, la mia ragazza, a Ho Chi Minh City dopo una breve gita a Da Lat, graziosa cittadina degli altipiani centrali.Abbiamo pranzato insieme e ci siamo scambiati i numeri di telefono. Poi ci siamo rivisti una volta per giocare a bowling e chiacchierare un po'. Lui e' francese di origine italiana e vive a Nizza, la sua fidanzata e' nata in un villaggio sul Delta del Mekong e vive a Ho Chi Minh City.
Per questo sono rimasto sorpreso quando abbiamo ricevuto l'invito per la festa di nozze.
Con Mai siamo partiti di pomeriggio su un'auto a noleggio con una conduttrice che ascoltava lagne vietnamite su CD masterizzati (male). Dopo 4 ore di viaggio - tanto ci vuole in auto tra Ho Chi Minh City e Vinh Long, sul Delta del Mekong - verso le 9 di una sera uggiosa, siamo stati scaricati nei pressi di un ponte ed abbiamo dovuto aspettare due ragazzini in moto che ci hanno portato, attraverso la foresta tropicale, costeggiando un oscuro canale, fino alla riva di fronte a quella della casa di Lan.
Qui un bambino e' venuto a prenderci con una imbarcazione bassa e instabile, priva di sedili. L'attraversamento del canale fino alla riva opposta e' durato poco, ma dovendo stare seduto sui talloni, ho sofferto pene dell'inferno ai gia' malandati legamenti delle ginocchia. Come facciano questi vietnamiti a rimanere in quella posizione per ore rimane per me un mistero.
L'atmosfera della festa era vivace anche se, a causa del tifone appena passato, non c'era luce elettrica e c'era fango ovunque.
Abbiamo cenato mentre dei tizi dall'aria equivoca insistevano perche' bevessi vino di riso in continuazione. Nonostante avessi dichiarato che sarebbe stato preferibile non disturbare e passare la notte in albergo (distante 15km dalla casa), siamo stati costretti ad accettare l'ospitalita' della famiglia. Questo ha comportato una notte da tregenda.
Il letto, sul quale hanno dormito anche i futuri sposi, altro non era che un rialzo di pietra pavimentato. Abbiamo giaciuto quindi direttamente sul pavimento, privi di stuoia, lenzuolo, coperta o qualsiasi altro comfort. Il mio breve sonno e' stato popolato da incubi e disturbi della personalita'.
Alle 6 del mattino, al risveglio, la stanza e' stata invasa da parenti e truccatori. Tra questi ultimi, un tizio coi capelli tinti di biondo, palesemente omosessuale, il quale, a busto scoperto, si e' disteso tra me e lo sposo, cominciando a parlare ad alta voce (in seguito, Mai mi dira' che protestava perche' le ragazze vietnamite sposano gli stranieri. Ma se i vietnamiti sono come lui?)
Appena in piedi, abbiamo dovuto fare i conti con i servizi igienici che, come da tradizione rurale, sono in un bugigattolo esterno alla casa (Mai sostiene di aver conosciuto toilette peggiori dove, al posto della tazza, c'era una latrina che dava direttamente sui campi o nel fiume). Il fango copriva l'intero spazio fra la casa e la baracca, e quindi il pavimento del bagno era piuttosto lercio. Considerando che non vi erano ambienti dotati di maggiore privacy, oltre a lavarci, abbiamo dovuto cambiarci in quell'angusto spazio. Tra l'altro, presi dai festeggiamenti, i nostri ospiti si sono scordati di fornirci un asciugamano.
Poi ha avuto inizio la cerimonia. Dal momento che gli amici francesi di Michel tardavano, sono stato promosso sul campo "assistente dello sposo".
Insieme al promesso e a 4 damigelle, questa volta su una imbarcazione degna dell'evento, ci siamo recati presso una vicina abitazione. Qui, alcuni parenti di Lan, facendo le funzioni degli assenti familiari dello sposo, hanno "donato" 4 eleganti cesti contenenti prodotti gastronomici locali, che sono stati affidati alle ancelle, ed un vassoietto con una piccola caraffa e due tazzine che ho avuto l'onore di portare per circa mezzora.
Il ritorno alla casa della sposa e' avvenuto a piedi, sotto un sole cocente, attraversando uno stretto e affascinante ponticello di pietra e un tratto di giungla, perseguitati da formiche rosse, da un cameraman e un fotografo che ci costringevano a fermarci ogni due metri per immortalare la scena e soprattutto il sudore che copioso sgorgava dal volto del gia' febbricitante maritando.
Finalmente siamo giunti a destinazione. Mi hanno fatto sedere alla destra del padre della sposa, nel tavolo degli anziani - ma, ritengo, senza alcuna malizia e solo in virtu' del mio fondamentale ruolo nel cerimoniale.
Sotto la guida esperta di uno zio della pulzella e la traduzione di Mai, il povero Michel ha dovuto ripetutamente inchinarsi verso un altare kitch e verso il tavolo degli anziani. I genitori della sposa hanno ricevuto dallo sposo una busta con dei soldi, i cesti donati dai facenti funzioni parentali, e il mio vassoietto di quello che credo fosse the. Hanno bevuto dai minuscoli bicchieri.
Quindi e' entrata la sposa in costume tradizionale. Ha ricevuto dei gioielli, in verita' molto belli, che lo sposo la ha aiutata ad indossare. Si e' inchinata a destra e a manca e Mentre lo sposo andava a svenire sul letto pavimentato, con Mai siamo andati al tavolo delle damigelle per il pranzo, anche se erano solo le 10 del mattino. Qui tra uno spring roll e l'altro ho dovuto schivare ripetuti attacchi dei pusher di vino di riso.
Dopo il pranzo, insieme alle vallette, che altri non erano se non colleghe di lavoro di Lan, ognuno per suo conto, siamo montati su moto taxi che, attraverso ponti traballanti e facendo la gimkana fra rami di alberi spioventi e cani randagi, ci hanno riportati al ponte presso il quale ci aspettava un pullmino. Al rientro a casa, appena sotto la doccia, mi sono sentito come uno di quegli esploratori equatoriali che, giunti fra le mure amiche, si staccano le ultime zecche dalla pelle e si dicono: "bello, pero' chi cazzo me l'ha fatto fare?"




1 Commenti:
Very interesting blog
Thnx you :)
Best regards
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