A volte ritornano
Giulio Andreotti è uno dei pochi personaggi pubblici che non hanno bisogno di rpesentazioni. La sua biografia è a tutti nota, così come i molti dubbi che, nella sessantennale parabola politica, hanno accompagnato la sua azione.
Oggi Andreotti, già Senatore a vita per discutibili meriti, viene candidato alla Presidenza del Senato per cercare di rompere il fragile schieramento della nuova maggioranza politica del Paese.
Che si presti al gioco forse non è nemmeno sorprendente. Gli ultimi anni lo hanno visto impegnato nelle faticose maratone giudiziarie che lo hanno infine visto assolvere in Cassazione, senza tuttavia fugare completamente i sospetti sul suo ruolo di riferimento nei confronti della mafia. Che Andreotti voglia concludere la vita terrena e la gloriosa carriera politica con un ruolo di prestigio e non con la macchia del dubbio è persino comprensibile.
E' anche del tutto evidente l'obiettivo della destra che lo ha candidato sperando in qualche franco tiratore fra i senatori del centrosinistra.
Quello che davvero non si capisce è la ragione per cui qualcuno voglia presentare questa pur autorevole candidatura come "super partes". Come non bastasse chi è perché ha fatto il suo nome, perché dimenticare che alle ultime elezioni Giulio Andreotti ha dichiarato molto onestamente che avrebbe dato il suo voto all'avv. Buongiorno di AN e al comico Pippo Franco in lista proprio al Senato nella coalizione di destra con la DC.
Due candidati della attuale minoranza, insomma: una scelta di campo esplicita. Già solo per questo non si comprende perché un parlamentare del centrosinistra dovrebbe dare il suo voto a Belzebù.




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