Pillole elettorali (-4)
Intendiamoci: la coerenza non può essere un obbligo. C'è chi ce l'ha e chi proprio non riesce a ritrovarsela. Vale anche per i politici, naturalmente.
Maurizio Sacconi, sottosegretario al Lavoro nel disastroso quinquennio governativo berlusconiano, nei dibattiti televisivi ha spesso un'aria beffarda nei confronti dei suoi avversari.
Quando ne ha occasione sembra anzi godere in modo particolare nell'attaccare Piero Fassino con un refrain, diventato ormai piuttosto stomachevole: oltre a sentirsi ripetere l'accusa di essere un ex-comunista, il segretario dei DS deve ogni volta rispondere alla domanda su come faccia ad essere alleato dei comunisti (Diliberto e Bertinotti).
Certo, un ex-comunista alleato ai comunisti è una di quelle vicende che possono colpire la fantasia degli elettori, una bizzarria della chimica politica.
Cosa dire allora di un ex-socialista, quale Sacconi è stato e continua a rivendicare di essere, alleato con i fascisti?
Ma da Sacconi non pretendiamo coerenza.




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