Lodo Mancino
Dopo la rinuncia di Massimo D'Alema alla Presidenza della Camera in favore dello sdoganamento istituzionale di Bertinotti, i giochi di equilibrismo della coalizione guidata da Prodi si spostano al Senato e, soprattutto, al Quirinale.
Dovesse essere confermata l'intenzione del Presidente Ciampi di non accettare un secondo mandato, che sarebbe altrimenti plebiscitario, le ipotesi in campo diventano piuttosto interessanti. Più che altro per il prevedibile gioco delle esclusioni.
Intanto tutti auspicano un accordo tra maggioranza e opposizione. Questo eliminerebbe dalla corsa candidati ex-PCI: D'Alema o Napolitano, per esempio. Non sarebbe male far salire al Quirinale finalmente una donna, ma a parte Rosi Bindi e forse Rosetta Russo Iervolino, assai invise alla destra, non ci sono grandi nomi spendibili al momento.
Va poi considerata la tradizionale alternanza tra laici e cattolici e tra settentrionali e meridionali. A Ciampi, azionista, laico e livornese, non potrebbero quindi succederem, per esempio, due papabili come Maccanico, meridionale, ma laico, o come Giuliano Amato, laico e per giunta del Nord.
Ecco perché in sordina potrebbe spuntare il nome di Nicola Mancino: cattolico, moderato, popolare, meridionale, già ministro e presidente del Senato. Se il centrosinistra lo propone e lo vota compatto, Mancino potrebbe raccogliere il voto di buona parte della minoranza di centrodestra. Ha esperienza politica ed istituzionale e darebbe garanzie di terzietà ed equilibrio, pur essendo chiaramente schierato politicamente con la maggioranza (è stato eletto al Senato nella Margherita).
Magari mi sbaglio, ma punto su questo navigato cinghialone.




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