L'autogol
Ragionando a mente fredda, possiamo ora affermare, senza timore di smentita, che Fassino e D'Alema sul caso UNIPOL hanno fatto una cazzata.In politica le parole sono atti. Quanto da loro affermato pubblicamente sulla scalata alla BNL e privatamente nelle conversazioni con l'ex-AD di Unipol, Gianni Consorte, è un mix di ingenuità e arroganza.
E' poco importante che nella vicenda non vi siano aspetti penalmente rilevanti a carico dei leader DS: dal punto di vista morale e soprattutto politico, i loro interventi non possono che lasciare sconcertati.
E' ovvio che Berlusconi sia l'ultima persona al mondo a poter indossare le vesti del censore, essendo lui stesso il concentrato del rapporto perverso fra politica ed economia. Ma proprio perché la sinistra ha la necessità di distinguersi eticamente e politicamente dal berlusconismo, il caso Unipol rappresenta un tragico autogol.
Sulla pubblicazione delle intercettazioni da parte del giornale di famiglia del Premier, se è stato commesso un reato, la magistratura ne verrà probabilmente a capo.
Ma da elettore dico che quella di Fassino con Consorte non è una conversazione privata, da tenere riservata. Se venissero pubblicate intercettazioni di Fassino con l'amante o di Berlusconi con una linea erotica, allora non ci sarebbero dubbi: sono fatti personali, senza alcun risvolto politico.
Ma la chiacchierata del segretario diessino ha una rilevanza politica non indifferente. Da cittadino, da elettore (e soprattutto da elettore di centrosinistra) pretendo di sapere che rapporti intercorrano tra i leader di una parte politica e i vertici imprenditoriali. Perché è sulla base di questa conoscenza che si ha la possibilità di giudicare l'affidabilità di un politico, la sua indipendenza rispetto alle pressioni di lobby e potere economico.




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