Ciampisti
Che Ciampi sia il milgiore dei Presidenti possibili è fuor di dubbio. Che poi sia anche il migliore che l'Italia abbia avuto è anche assai probabile.
Moderazione, imparzialità, senso delle istituzioni, difesa della Costituzione e visione etica al servizio della politica - e Dio solo sa quanto ce n'è bisogno!!! - sono stati i capisaldi della sua azione nel corso del settennato che volge al termine.
Tuttavia anche Carlo Azeglio Ciampi è un uomo, che ha un ruolo anche politico, e può essere soggetto a critiche senza che queste vengano considerate "vilipendio". Insomma, Ciampi non è infallibile e si deve avere il coraggio di dirlo.
E' accaduto in passato quando ha promulgato scellerate leggi votate dalla magioranza sulle quali pesavano severe critiche di costituzionalità - come nel caso della Cirami - poi puntualmente confermate dalla Corte Costituzionale.
In quei casi il Presidente ha forse preferito chiudere un occhio per non arrivare ad uno scontro con il Governo, sapendo che tanto le norme sarebbero comunque state cassate?
Probabile, ma è in qualche modo venuto meno al suo dovere, perché avrebbe dovuto giudicare la costituzionalità di quelle leggi, al di là dei calcoli di opportunità politica.
Le sue dichiarazioni partenopee sulla partecipazione italiana alla guerra irachena lasciano allo stesso modo perplessi. Il Presidente ha sostenuto che i militari italiani sono giunti in Iraq quando la guerra era finita. E' una considerazione molto discutibile.
Cosa significa infatti "guerra guerreggiata" alla quale il Capo dello Stato ha fatto riferimento? Secondo questa tesi, la guerra irachena sarebbe terminata nel momento in cui George Bush ha dichiarato di averla vinta. Ma tutti sappiamo che così non è. La guerra è andata avanti ben oltre il marzo 2003 e dura ancora oggi. E' una guerra anomala, ma già si sapeva che sarebbe stata così, fin dal momento in cui unilateralmente è stata dichiarata dal Commander in Chief dell'esercito statunitense.
Ma soprattutto è una guerra illegittima, nata su pretesti menzogneri e aspramente criticata dalla Nazioni Unite.
Quello che va ricordato è che la presenza dei militari italiani a Nasirya è precedente alla risoluzione ONU che, prendnedo atto della situazione ormai precipitata, autorizzava le forze presenti in IRAQ a rimanere sul campo per evitare guai peggiori.
Quindi il governo Berlusconi e la maggioranza di centrodestra hanno inviato truppe in area di guerra quando le Nazioni Unite consideravano una azione illegittima quella degli alleati angloamericani. Tutto il resto sono chiacchiere e del resto a causa della guerra irachena ci sono decine di vittime ogni giorno. Ancora adesso.
Il Presidente si sente forse coinvolto dalle accuse dei pacifisti in quanto Capo delle Forze Armate e difensore di quella Costituzione che rifiuta la guerra. In questo caso, allora, sarebbe stato più opportuno il silenzio.




2 Commenti:
Io sono palesemente un ciampista, ma ciò non vuol certo dire che non riconosca il fatto che Ciampi possa essere fallibile. E chi mai non lo è?
In merito ai due temi di cui discorri, le leggi governative e la guerra in Iraq mi permetto di aggiungere il mio commento.
Circa la prima questione io credo che molto spesso ci si trovi sul filo di un rasoio. La costituzionalità o meno non è sempre una matematica, tant'è che appunto ci si appella al giudizio di una corte. In questo senso "lasciarlo" ad un organismo che è perfettamente preposto a ciò non mi sembra una manchevolezza quanto piuttosto una scelta condivisibile. Tant'è che anche per la questione della concessione della Grazia lo stesso Ciampi si è rivolto alla Corte Costituzionale.
Circa la guerra in Iraq il problema è la definizione stessa di guerra. Per tagliare la testa al toro basta però ricordare che una risoluzione delle Nazioni Unite ha autorizzato, seppur a posteriori, l'azione della coalizione. Quindi dal punto di vista formale è tutto regolare. A tal proposito ero personalmente contrario all'intervento americano, ma parimenti ritengo che un ritiro affrettato non sia una buona soluzione. Gli iracheni hanno potuto votare, ora esiste un'autorità decisionale e questa non ha imposto il ritiro immediato, ma chiesto il proseguimento della missione. In sintesi credo sarebbe peggio per la stessa popolazione irachena essere lasciata a se stessa ora.
Ti ringrazio per il commento.
Sul primo punto sono abbastanza d'accordo con te, ma credo in tutta onestà che il Presidente avesse consapevolezza dell'incostituzionalità di parti delle norme in questione. Ma non abbia voluto rischiare uno scontro con la maggioranza, alimentando un altro incendio. tanto era certo che poi la Corte Costituzionale avrebbe fatto pulizia.
Sulla guerra rilevo che le Nazioni Unite non abbiano autorizzato l'intervento armato, ma congelato la situazione come si era venuta a creare, al fine di evitare guai peggiori. In sostanza l'ONU ha avuto la tua stessa posizione.
L'Italia però è intervenuta nella zona di guerra PRIMA di questa risoluzione e andando ad occupare, in armi, un territorio. C'era una guerra in quel momento, sebbene Bush l'avesse data per conclusa.
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