Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

16 dicembre 2005

I peggiori siamo noi

In un periodo in cui, tra curve calcistiche e parlamentari della Lega, è tutto uno squallido florilegio di offese razziali, una interessante ricerca di una équipe di genetisti dell'università della Pennsylvania ha scoperto il gene Slc24a5.
Si tratta di un piccolo frammento di DNA che determina fin dalla nascita la quantità di granuli di melanina. Maggiore è questa quantità, più la pelle è scura.
E' questo gene che determina il colore della pelle, quindi, e non la "razza".
Ma la notizia più interessante, quella che smonta le insulse castronerie razziste, riguarda il fatto che il gene originario è quello presente, nella sua massima espressione, tra gli africani, mentre il gene dei bianchi europei è la versione mutata e depotenziata.
Discendiamo dagli africani, "dai negri" - sì, anche Paolo DI Canio - e ci siamo solo guastati col tempo.
Del resto, è noto che il colonialismo europeo abbia portato malattie sconosciute e mortali nelle aree vergini nelle quali popolazioni indigene e sane vivevano serenamente. Insomma, i più tarocchi del mondo siamo proprio noi. E ci atteggiamo a razza superiore.

10 dicembre 2005

Il cardinale e il papa

Quanto accade all'interno e in prossimità della Cappella Sistina durante il Conclave è di solito destinato a rimanere celato, nonostante qualche cardinale chiacchierone confidi anonimamente ai giornalisti taluni retroscena.

Tuttavia ciò che sta accadendo oggi sembra confermare che il cardinale Ruini possa aver svolto un ruolo centrale a favore dell'elezione a pontefice di Joseph Ratzinger, ne sia stato in sostanza il Grande Elettore. La grande libertà di parola e strategia di cui gode oggi il capo della CEI lascia supporre che ai vertici vaticani si sia instaurata una sorta di diarchia, con il papa impegnato nell'azione dottrinaria e spirituale e il cardinale romano in quella politica.

Ne è passata di acqua sotto i ponti sul Tevere da quando si ergeva, spesso inascoltata, la voce di Karol Wojtyla. Con il suo carisma e la sua energia spirituale, Giovanni Paolo II ha saputo fare politica, politica internazionale, anzi universale, attraverso l'apostolato. Ruini sembra invece intenzionato a fare apostolato attraverso la politica. Ma una politica molto terrena, anzi "terra terra", come fosse un Buttiglione qualsiasi.

E se Wojtyla sapeva volare alto parlando di guerra e di povertà, Ruini pensa a fare lobbying nel parlamento italiano per strappare uno sconto sull'ICI o la resistenza ai PACS e tace, come Ratzinger del resto, sulle atrocità che si compiono in terra irachena con le armi chimiche usate dal fondamentalismo bushista.

Che credibilità possono avere le gerarchie vaticane quando si incaponiscono nel negare l'eucarestia ai cattolici divorziati e la concedono senza patemi a Bush e agli altri criminali di guerra?

Criminali di guerra

"L'invasione dell'IRAQ è stata un atto di banditismo, di puro terrorismo di stato, che dimostra un disprezzo assoluto per il concetto stesso di legge internazionale."

"Quante persone dovrete uccidere prima di essere considerati gli autori di un massacro o dei criminali di guerra?"

"Se ci fosse giustizia dovreste essere portati davanti a un tribunale internazionale. Bush è stato furbo, non ha ratificato il trattato sulla corte internazionale di giustizia, ma Blair l'ha fatto e dunque almeno lui può essere perseguito."

"Avete portato al popolo iracheno la tortura, le bombe a frammentazione, l'uranio arricchito, innumerevoli morti civili, miseria, umiliazione e morte, e avete lo stesso il coraggio di parlare di libertà e democrazia in Medio Oriente."

"La verità in Iraq è qualcosa di completamente diverso da quella che ci hanno raccontato, ha a che fare piuttosto con il ruolo ricoperto dagli Stati Uniti nel mondo per tutto il dopoguerra, sostenendo e in molti casi producendo regimi dittatoriali."

Harold Pinter, Premio Nobel per la Letteratura 2005, videomessaggio diffuso nell'ambito della cerimonia per la consegna del premio. Stoccolma, 7 dicembre 2005.

La dignità

Fin da gennaio del 2004, il giudice federale brasiliano Julier Sebastiao de Silva, appellandosi al “diritto di reciprocità”, ha ordinato alla polizia di sottomettere i cittadini Usa agli stessi controlli che gli Stati Uniti hanno deciso di imporre agli stranieri, come la rilevazione delle impronte digitali.
Oggi chi dall'Italia intende recarsi negli Stati Uniti per turismo o affari deve richiedere un visto, a meno che non abbia la fortuna di possedere un passaporto a lettura ottica con foto digitale (si tratta di veri e propri pezzi da collezione, emessi a partire dal 26 ottobre 2005 dalle sole questure di Roma, Milano, Napoli, Palermo e Cagliari).
Per tutti gli altri poveri sventurati che hanno SOLO il passaporto emesso dal 26 ottobre in poi ma privo di foto digitale, è appunto necessario il visto d'ingresso.
Naturalmente ottenere questo visto è una rogna epocale. E' infatti necessario recarsi al consolato responsabile per la zona di residenza, presentarsi a un colloquio, pagare 85€, presentare documenti e sperare che il partner d'oltreoceano sia ben disposto nei nostri confronti.
Gli Stati Uniti, dopo gli attentati dell'11 settembre, hanno timori legati alla sicurezza interna e le loro disposizioni vanno comprese e rispettate.
Tuttavia sarebbe un segno di dignità che l'Italia si comportasse come il Brasile: reciprocità. Tutti i cittadini americani che visitano il nostro paese dovrebbero richiedere il visto all'Ambasciata Italiana o ai nostri consolati sul territorio americano.
Ma dal Berlusca e dagli altri giannizzeri nostrani di George W non possiamo certo attenderci alcuna dimostrazione di dignità.