Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

28 ottobre 2005

Io sto con Cofferati, però...

Sergio Cofferati è alle prese con una vicenda piuttosto intricata.
La sua determinazione nel recuperare, in nome della legalità ma anche della sicurezza, alcune aree della città di Bologna si è scontrata con le proteste di alcune rilevanti organizzazioni del volontariato cattolico - politicamente appoggiato da una parte dei suoi alleati della Margherita - e dal mondo antagonista - che ha trovato supporter politici nelle ala estrema del centrosinistra.
Assediato, il sindaco di Bologna si è trovato accanto in questa battaglia i DS e, anche strumentalemnte, l'opposizione di centrodestra.
Come andrà a finire questa storia è difficile prevederlo. Ma la vicenda merita un commento.
Il principio di legalità è un valore che, in un paese civile, appartiene a tutti, senza distinzioni politiche. Il merito delle decisioni di Cofferati nei confronti dei lavoratori clandestini rumeni accampati sugli argini del fiume Reno e dei lavavetri delle strade del centro non può essere quindi messo in discussione. Non si può, non si deve chiudere un occhio di fronte a un reato e le istituzioni per prime devono mostrare che non si può transigere, che la legge deve essere giusta e uguale per tutti. Ed è tanto più necessario farla rispettare oggi perché, dopo gli anni del Berlusconismo antimagistrati, il pericolo più grosso che corre il nostro paese è il diffondersi, soprattutto fra i più giovani, di un'idea superficiale di legalità e di un vittimismo furbesco che mira all'impunità e alla deresponsalizzazione.
Tuttavia qualche perplessità sull'operato di Cofferati resta e riguarda il metodo. Nei metodi, Genova insegna, le differenze fra sinistra e destra ci sono, fanno parte del loro DNA ideale ed etico. La polizia in assetto antisommossa, i manganelli, le cariche sono strumenti scarsamente civili per ristabilire l'ordine.
Va inoltre rilevato che una visione solidaristica della società pretende che prima ed anzi proprio al fine di procedere al ripristino della legalità ferita, si provveda a creare le condizioni per ridurre gli effetti deleteri di questi interventi. All'abbattimento delle baracche della perferia bolognese, il comune doveva far precedere l'individuazione di alternative abitative dignitose per gli sfollati. L'allontanamento dei lavavetri dalla strade non può che accompagnarsi a un impegno per aiutare questi cittadini - e non ha nessuna importanza che si tratti di italiani o stranieri - a trovare attività lecite che procurino loro un reddito sufficiente a garantire la sopravvivenza.
Il mix fra solidarietà e legalità può diventare, grazie anche alla serietà di Cofferati, il fiore all'occhiello della politica del centrosinistra per affrontare il tema scottante dell'immigrazione.

25 ottobre 2005

Il trattamento

Lapo Elkann, brand manager Fiat e, soprattutto, erede della famiglia Agnelli, dichiara di voler riflettere sulla "sciocchezza" commessa. Dopo il festino con gli amici transessuali, la coca e l'eroina, la degenza ospedaliera dovuta al coma e alla crisi respiratoria, l'inventore della felpa Fiat a tiratura limitata, è partito per gli Stati Uniti. Destinazione: The Meadows, l'esclusiva clinica di Wickenburg, Arizona, specializzata in trattamenti di problemi psichiatrici, anche di ordine compulsivo, disordini comportamentali, traumi, dipendenze da alcol e droga. Per la modica cifra di 3.000 euro al giorno.
Mi devo essere perso qualcosa.
Secondo notizie di stampa, qualche giorno fa, mentre era ancora nella clinica torinese nella quale è stato ricoverato, Lapo ha incontrato i magistrati che indagano sul suo caso. Avrebbe ammesso di aver portato la droga a casa dell'amica Patrizia e di aver finanziato l'acquisto di altre sostanze stupefacenti.
In Italia vige una legge proibizionista in fatto di droghe - anche leggere - che punisce pesantemente chi ne fa spaccio. La Cassazione ha anche ritenuto colpevoli di spaccio anche i consumatori di droghe che "passano la canna" agli amici.
Ciò nonostante non risulta che Lapo sia indagato. Al punto che è riuscito a partire indisturbato per gli Stati Uniti. Ho il lieve sospetto che un signor Rossi, beccato a condividere cocaina con degli amici avrebbe subito una diversa sorte.
Ma c'è ancora qualcos'altro che mi sfugge.
Nel 1994, in occasione dei campionati mondiali di calcio che si svolsero proprio negli USA, ci fu un clamoroso scandalo a causa del divieto per Diego Armando Maradona di entrare in America a causa dei noti fatti di droga che lo avevano coinvolto in Italia. Quindi non un signor Rossi, ma un altro rappresentante della vipperia internazionale.
Queste disparità di trattamento - e non mi riferisco alla disintossicazione nella prestigiosa clinica statunitense - danno da pensare.
Lunga vita a Lapo e alle sue felpe d'autore, ma il prossimo ragazzo arrestato per spaccio avrà di che biasimare una legge diseguale per alcuni.

24 ottobre 2005

La farsa

La riforma costituzionale che sta per essere approvata a maggioranza dai due rami del parlamento, meglio nota come "devolution", non è solo un pacchetto di norme sbagliate e confuse: è soprattutto una riforma inutile.
Infatti non entrerà mai in vigore, dal momento che sarà spazzata via senza appello dal referendum confermativo a cui sarà sottoposta su richiesta dei parlamentari di opposizione. Referendum che, per questa ragione, la maggioranza vuole che si svolga il più tardi possibile, e comunque dopo e lontano dalle elezioni, al punto da aver ritardato l'approvazione della riforma a questo scopo.
Il bello è che gli autori di questo strappo costituzionale sono perfettamente consepevoli della fugace ed innocua apparizione della devolution tra gli articoli della Costituzione, ma interpretano, ognuno per una diversa ragione, uno specifico ruolo di questa farsa.
La Lega, in primis: potrà presentarsi al popolo leghista, in campagna elettorale, appuntandosi sul petto la medaglia della devolution, suo principale ed unico progetto politico, dalla fine delle pretese indipendentiste. E' una bufala, e lo sanno bene Bossi, Maroni e Calderoli. Ma che importa: l'elettorato leghista più rintontolito applaudirà con ardore, fra sventolii di verdi bandiere, la riforma che non sarà mai operativa.
AN e l'UDC se davvero avessere creduto che le norme devoluzioniste sarebbero diventate parte della Carta costituzionale, si sarebbero guardate bene dall'approvarle. Ma il referendum le cancellerà in un sol colpo: e allora perché sfasciare la coalizione, inimicandosi la Lega, quando si poteva fare il beau-geste di mostrarsi fedeli alla maggioranza senza che il paese corresse in realtà alcun pericolo? Se al momento del referendum saranno all'opposizione, non avranno più doveri nei confronti della Lega e potranno disinteressarsi della campagna referendaria (o addirittura prenderne parte a favore della abolizione, come taluni senza meno faranno).
Per Forza Italia e soprattutto per Berlusconi la Costituzione non rappresenta un problema. Che si approvi o meno la Devolution, che il referendum confermi o meno la riforma è faccenda di nessuna importanza. Serve a tenere insieme la coalizione? E allora vada per la devolution. Il proporzionale tiene dentro l'UDC e sega le gambe al nemico Follini? Ben venga il ritorno al proporzionale. Fini vuole far fuori Tremonti? Via Tremonti dalla porta, tanto poi rientra dalla finestra.
Con tutto quel che ha da fare, non si pretenderà mica che Berlusconi si occupi anche di governare? Ma che, davero davero!?!?

19 ottobre 2005

I messaggi delle primarie

Non è mai facile provare a interpretare le intenzioni di oltre 4 milioni di persone, ma dall'analisi di giornalisti e politologi, dalle dichiarazioni di partecipanti e politici, sembra possibile poter sintetizzare il significato dei messaggi inviati dagli elettori alle primarie dell'unione di domenica scorsa.
In primo luogo va detto che era a tutti chiaro che la ragione per cui erano state indette queste elezioni informali fosse quella di dare forza alla leadership di Romano Prodi, leader senza partito, spesso costretto a difendersi dai colpi bassi degli amici. Un'investitura popolare che poteva avere, ed ha infatti avuto, come conseguenza non secondaria una visibilità mediatica che ha un valore certamente più alto di costose campagne elettorali.
Il successo personale del Professore, se non lo mette al riparo da eventuali colpi di coda degli avversari interni, rende se non altro più dura la vita a questi ultimi che potranno facilmente essere accusati di fare il gioco di Berlusconi.
C'è stata inoltre la volontà da parte di quel popolo che Berlusconi definisce con disprezzo "la sinistra" di mandare un segnale forte alla maggioranza di governo soprattutto come risposta al blitz parlamentare che ha cambiato unilateralmente la legge elettorale.
Poco più di dieci anni fa Berlusconi si era presentato come il modernizzatore della politica italiana e parte del suo successo era certamente dovuto a questa immagine. Oggi l'elettorato di centrodestra, costretto a subire scelte legislative di retroguardia, tra condoni fiscali, politiche classiste e ritorni al proporzionale, è diviso tra delusi e rassegnati.
Sebbene i leader del centrosinistra non abbiano brillato per capacità innovative, è stata la società civile, tanto blandita a prole quanto trascurata nei fatti, a mettere in campo nuove soluzioni politiche. Questa partecipazione è stata colta da alcuni - forse da quelli che più avevano bisogno di svecchiare la propria immagine - e disattesa da altri. Va dato merito ai leader dell'attuale opposizione di aver, almeno parzialmente, seguito questa pressante indicazione.
L'importante successo delle delle primarie ha così anche sancito anche l'allargamento della partecipazione oltre i confini della sinistra, tradizionalmente più avvezza a manifestazioni unitarie, verso quella maggioranza silenziosa che oggi ha finalmente capito che può svolgere un ruolo attivo, di pressione anche in tempi ed occasioni diverse da quelle delle elezioni.
Infine, almeno per quel che riguarda gli oltre tre milioni di elettori che hanno scelto Romano Prodi, è partito un forte messaggio verso l'unità del centrosinistra.
Ci si augura adesso che, vinte le resistenze di Rutelli e della Margherita per la lista unica, non emergano difficoltà dall'area diessina. L'obiettivo deve essere il partito unico, che si chiami Ulivo o, meglio, Partito Democratico. La scelta di un numero così elevato di elettori indica che questo obiettivo è anche urgente, ancora di più se la legge proporzionale dovesse essere definitivamente approvata.
L'obiezione di Fassino sull'impossibilità da parte dei DS di uscire dal partito socialista europeo appare piuttosto debole. Nel PSE convivono Blair e Zapatero, Schroeder e i socialisti francesi. Tra questi soggetti politici non vi sono distanze inferiori a quelle che permangono tra il PSE e Prodi o Bordon.
Basta in fondo solo camiare il nome al PSE, trovarne uno più coerente con quella che è già la attuale natura di questa organizzazione e delle forze che la compongono e procedere ad una fusione con le forze liberal e riformiste europee.

16 ottobre 2005

L'Europa e le minoranze

Il Presidente Ciampi, a Zagabria per il vertice dei Capi di Stato dell'Europa centrale, ha sottolineato l'importanza del rispetto dei diritti delle minoranze in ambito comunitario.
"Anche la protezione delle minoranze - ha detto - trova nel quadro dei valori europei fondati sulla democrazia e lo stato di diritto la sua migliore tutela. Diventa fattore non piu' di potenziali contrasti tra gli Stati, ma di arricchimento reciproco e di crescita."
Nell'era della globalizzazione e della conseguente standardizzazione culturale, la sopravvivenza delle numerose minoranze esistenti al mondo appare in pericolo. Nel corso degli ultimi secoli, intere popolazioni sono scomparse, attraverso l'integrazione con le popolazioni maggioritarie nelle aree nelle quali vivevano. Culture, tradizioni, lingue sono state spazzate via.
Ai primi di luglio sono stato in Romania per girare un documentario sui sassoni della Transilvania. Si tratta di una popolazione che, giunta nella regione nel XII secolo, ha conservato fino ad oggi molte delle caratteristiche culturali che delineano l'identità di un popolo.
Provenienti dalle regioni del Lussemburgo, delle Fiandre e delle Valli del Reno e della Mosella, i sassoni della Transilvania furono all'inizio del XX secolo alcune centinaia di migliaia ed oggi, dopo le varie fughe dell'epoca comunista, culminate nel grande esodo del 1989 verso la Germania, quando la rivoluzione spazzò via il regime, sono ridotti a poco più di 15 mila unità.
Il destino di questo popolo orgoglioso, che vive immerso nella sua storia e rappresenta una enclave occidentale circondata dallo spirito levantino dei rumeni, sembra irrimediabilmente segnato. Ci sono ormai prevalentemente piccole comunità di anziani che vivono in località molto piccole, con sempre meno giovani disposti a tenere in vita, soprattutto geneticamente, questa minoranza.
Il mio progetto si è concentrato in particolare sul piccolo villaggio di Viscri dove oggi solo il 4% della popolazione è sassone. Tra i 25 sassoni rimasti nel villaggio c'è Caroline Fernolend che sta facendo enormi sforzi per salvare il salvabile, come la splendida chiesa fortificata, e rendere consapevoli i nuovi abitanti, zingari e rumeni, dell'importanze e del valore delle tradizionali case sassoni nelle quali vivono.
Le voci di altri sassoni che hanno resistito a dispetto delle difficoltà e dei timori del futuro, danno il senso della disperata volontà di sopravvivenza di una intera comunità. Anche se qualche speranza è emersa nell'intervista a Christel Ungar, giornalista sassone, responsabile dei programmi di lingua tedesca della TV pubblica Rumena, che ha espresso l'auspicio che l'ingresso della Romania nella UE, previsto per il 2007, spinga alcuni di quelli che sono partiti negli anni scorsi a tornare.
Le parole di Ciampi valgano allora come opportuno indirizzo agli organi comunitari perché intervengano ad aiutare comunità come quella sassone e persone come Caroline nella loro indispensabile battaglia culturale. I sassoni e le altre minoranze hanno rappresentato una straordinaria ricchezza per la Transilvania nel corso di quasi mille anni. La sopravvivenza delle loro tradizioni, delle loro lingue, delle loro peculiari culture sarebbe un valore per l'intera Europa.

14 ottobre 2005

Un gran bel posto

Lawrence Ferlinghetti è tra i massimi poeti viventi.
E' uno degli ultimi rappresentanti ancora in vita della Beat generation e per questa ragione, nonché per aver fondato la "City Light", mitica libreria di San Francisco, è estremamente popolare nel mondo della cultura internazionale.
Persino in Italia è piuttosto noto sia per la sua opera che per i numerosi reading ai quali ha preso parte nel nostro paese.
Lawrence Ferlinghetti, con i suoi 85 anni e la barba bianca, è stato fermato dalla polizia perché confuso per un clandestino e condotto al commissariato di Brescia, dove si era recato per visitare i luoghi nei quali era nato e vissuto suo padre prima di trasferirsi in America.
Evidentemente non ci si può aspettare che un poliziotto riconosca Ferlinghetti dal volto, assai poco noto per le cronache televisive nostrane (vuoi mettere Pupo?!?!).
Ma del resto è già abbastanza triste prendere atto che si ignori chi sia anche dopo averne letto il nome sul passaporto.
Quello che appare sconfortante è pensare che lo stesso agente se si fosse imbattuto, non dico in Valentino Rossi o Schumaker, ma in Poulsen, il calciatore danese dello Schalke04 che provocò Totti durante i campionati Europei di calcio, lo avrebbe probabilmente riconosciuto - e di conseguenza coperto di sputi, come l'uomo d'altro canto merita.
Il mondo - e soprattutto l'Italia - è davvero un bel posto.


The world is a beautiful place
to be born into
if you don't mind happiness
not always being
so very much fun
if you don't mind a touch of hell
now and then
just when everything is fine
because even in heaven
they don't sing
all the time

(L. Ferlinghetti)

13 ottobre 2005

Il bugiardo

Tanto per non smentirsi, il Presidente del Consiglio, ha approfittato della trionfale giornata di ieri per un paio di bugie. Si tratta di menzognette quasi innocue rispetto ai suoi standard, evidentemente buttate là giusto per non perdere l'abitudine.
Durante l'intervento di Enrico Franceschini della Margherita che gli ricordava di aver affermato, sul finire della socrsa legislatura, che il governo ulivista non avrebba potuto approvarsi da solo una riforma della legge elettorale, pena la mancata controfirma del Capo dello Stato, ha inveito, in favore di telecamera, nei confronti del parlamentare della Margherita gridando al falso.
Naturalmente è tutto vero, ci sono le agenzie dell'epoca mai smentite dall'ineffabile cavaliere, e bene ha fatto Franceschini a reclamare un giurì d'onore per stabilire chi affermasse il falso, giurì che l'arbitro ex-superpartes casini si guarderà bene dal concedere.
Come se non bastasse, vittima di un meritato castigo divino, il Berlusca è goffamente inciampato scendendo dalla pedana dei banchi del Governo e provocandosi una lieve distorsione alla caviglia. Ha immediatamente cercato un capro espiatorio - lui non può essere goffo, mai! - dichiarando di essere stato spinto da dietro e di aver masso il piede sull'estremità di qualcuno che era davanti a lui.
Ma la nemesi televisiva ha sbugiardato ancora l'ennesimo taroccamento della realtà, mostrando impietosamente l'inciampo di Berlusconi. Alle spalle del premier c'era in effetti il vicepresidente Fini, ma a distanza di sicurezza, e poi nessun altro. E l'ormai anziano leader di Forza Italia ha semplicemente mancato il gradino davanti a lui, senza affibbiare pestoni a nessuno.

Riciclarsi

Quando penso a Marco Follini mi vengono in mente proverbi come "can che abbaia non morde" o la celeberrima analisi di don Mariano, il capobastone de "Il giorno della Civetta" di Leonardo Sciascia, che divideva l'umanità in 5 categorie: "gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà".
Non starò qui a collocare Marco Follini in una delle suddette categorie, mi limito tuttavia a rilevare che ha frequentemente esternato la sua contrarietà a un notevole numero di controverse decisioni della maggioranza di governo della quale il suo partito è parte integrante, salvo poi, al momento topico, non distinguersi mai per scelte coerenti e coraggiose.
Le ultime sortite del segratrio dell'UDC hanno riguardato da un lato l'esigenza di definire in modo democratico la leadership della coalizione del centrodestra, ritenendo Berlusconi non più idoneo a guidarla, e dall'altro di procedere al cambiamento della legge elettorale solo in presenza di un accordo con l'opposizione.
Come di consueto, anche in questo caso, le parole non sono state seguite dai fatti. Al punto che ormai, dopo il voltafaccia dell'ex-amico Casini, la vittoria di Berlusconi nell'UDC è talmente schiacciante che il ruolo stesso di Follini all'interno del suo partito è messo in discussione.
Follini è evidentemente incapace di far valere le sue ragioni, forse per eccesso di moderatismo. Il suo tramonto politico sembra, a questo punto, inevitabile.
Se proprio dovesse poi avere intenzione di mantenere un minimo di visibilità, il prossimo anno, come altri personaggi la cui fame è offuscata, potrà partecipare alla nuova edizione dell'Isola dei famosi.

12 ottobre 2005

Demonizzazione VS beatificazione

Solo pochi giorni fa, prima l'attore Paolo Calissano e poi la modella Kate Moss erano stati crocifissi dalla stampa e dall'ambiente ipocrita del jet-set per lo scandalo legato al consumo di cocaina. Tante vergini mai sfiorate dal vizio si erano sollevate a stigmatizzare il comportamento di questi vip, ricchi e annoiati. Il mondo dell'arte è oscuro e ambiguo, oscuro e ambiguo, sosteneva gravemente il grande Nicola da Mola di Bari.
Ma quando accade che Lapo Elkann finisce in coma per l'abuso delle stesse sostanze, ecco che cominciano i distinguo. I moralisti a targhe alterne, come Carlo Rossella e Vittorio Feltri, corrono in soccorso del rampollo di casa Agnelli per affermare che sì, ha sbagliato, ma in fondo è un ragazzo, quale ragazzo non ha commesso una sciocchezza in vita sua. Adesso ha imparato la lezione, il buon Lapo, e ne farà tesoro. Signora mia, so' regazzi... Le vecchie comari! E che dire di quelli che richiamano, in questo caso, le colpe della società (par di sentirlo, il pontefice sturmtruppen con le sue intemerate contro il relativismo), e poi azzannano alla gola i moribondi clandestini di Lampedusa.
I supporter della destra proibizionista, sempre pronti a caricare a testa bassa i "tossici che rubano e non vanno a lavorare", si scoprono liberal ad personam.
Non ci si potrebbero astenere tanto dalle reprimende quanto dalle arringhe difensive?
Il "povero" Lapo si rimetterà, speriamo presto, e tornerà alla sua prestigiosa attività nella azienda di famiglia, dopo un breve periodo di disintossicazione in un'amena località della Svizzera - la seconda patria degli Agnelli.
A suo confronto, Kate Moss, che nonostante l'anoressia non può certo definirsi derelitta, fa la figura del paria, licenziata da Chanel, da Burberry e da Hennes & Mauritz (H&M), scacciata con disonore dalle sue incontaminate colleghe di sfilata, costretta alla fuga dal Regno Unito.
E che dire allora dei poveracci senza nome e senza capitali, avvelenati dallo stesso vizio, che non possono contare né su una stampa amica né su leggi di buon senso?
Non mi aspetto una riga di Feltri o una frase di Rossella 2000, e neanche un pentimento di Gianfranco Fini. Ma un pensiero, un pensiero di solidarietà, al prossimo anonimo sfigato che ci rimane secco, quello credo sia il caso di dedicarlo.

11 ottobre 2005

Dove eravamo rimasti

Chiedo scusa ai miei pochissimi lettori (mia moglie, Giovanni...), ma la mia prolungata assenza dal blog è stata dovuta ai numerosi impegni e impicci di questi ultimi mesi.
Mi riprometto, un po' alla volta, di dare conto delle attività che ho seguito in questo periodo - ammesso che a qualcuno freghi qualcosa.
Il catalogo è ampio: mi sono messo in aspettativa dall'azienda per 2 mesi (+ uno di ferie=3 mesi di libertà!), ho girato un documentario in Transilvania, beccato una denuncia per diffamazione, fatto un pezzo di montaggio, mancato (di poco) un altro documentario, sono stato in Ungheria, ho fatto cure termali, fitness, massaggi, mare, sono stato a Capo Vaticano, a San Casciano dei Bagni, lavorato su un altro progetto, festeggiato compleanni, bevuto, fumato, giocato a carte...
A presto, allora, per i dettagli.