Io sto con Cofferati, però...
Sergio Cofferati è alle prese con una vicenda piuttosto intricata.
La sua determinazione nel recuperare, in nome della legalità ma anche della sicurezza, alcune aree della città di Bologna si è scontrata con le proteste di alcune rilevanti organizzazioni del volontariato cattolico - politicamente appoggiato da una parte dei suoi alleati della Margherita - e dal mondo antagonista - che ha trovato supporter politici nelle ala estrema del centrosinistra.
Assediato, il sindaco di Bologna si è trovato accanto in questa battaglia i DS e, anche strumentalemnte, l'opposizione di centrodestra.
Come andrà a finire questa storia è difficile prevederlo. Ma la vicenda merita un commento.
Il principio di legalità è un valore che, in un paese civile, appartiene a tutti, senza distinzioni politiche. Il merito delle decisioni di Cofferati nei confronti dei lavoratori clandestini rumeni accampati sugli argini del fiume Reno e dei lavavetri delle strade del centro non può essere quindi messo in discussione. Non si può, non si deve chiudere un occhio di fronte a un reato e le istituzioni per prime devono mostrare che non si può transigere, che la legge deve essere giusta e uguale per tutti. Ed è tanto più necessario farla rispettare oggi perché, dopo gli anni del Berlusconismo antimagistrati, il pericolo più grosso che corre il nostro paese è il diffondersi, soprattutto fra i più giovani, di un'idea superficiale di legalità e di un vittimismo furbesco che mira all'impunità e alla deresponsalizzazione.
Tuttavia qualche perplessità sull'operato di Cofferati resta e riguarda il metodo. Nei metodi, Genova insegna, le differenze fra sinistra e destra ci sono, fanno parte del loro DNA ideale ed etico. La polizia in assetto antisommossa, i manganelli, le cariche sono strumenti scarsamente civili per ristabilire l'ordine.
Va inoltre rilevato che una visione solidaristica della società pretende che prima ed anzi proprio al fine di procedere al ripristino della legalità ferita, si provveda a creare le condizioni per ridurre gli effetti deleteri di questi interventi. All'abbattimento delle baracche della perferia bolognese, il comune doveva far precedere l'individuazione di alternative abitative dignitose per gli sfollati. L'allontanamento dei lavavetri dalla strade non può che accompagnarsi a un impegno per aiutare questi cittadini - e non ha nessuna importanza che si tratti di italiani o stranieri - a trovare attività lecite che procurino loro un reddito sufficiente a garantire la sopravvivenza.
Il mix fra solidarietà e legalità può diventare, grazie anche alla serietà di Cofferati, il fiore all'occhiello della politica del centrosinistra per affrontare il tema scottante dell'immigrazione.


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