Solo chiacchiere sul doping
Fabio Cannavaro è un ragazzo molto simpatico. Ha un atteggiamento spontaneo, l'aria della persona sincera e appare il testimonial ideale di uno sport pulito e orientato al divertimento.Era proprio "questo" Cannavaro, con le sue caratteristiche più note, la goliardia, l'ironia, che tranquillamente si sottoponeva alla flebo di Neoton poco prima della finale di Coppa Uefa del 1999!
Il filmato, trasmesso da RAI2, colpisce soprattutto per una ragione.
Un medico dà un farmaco ad un calciatore prima di una gara, ed il calciatore affronta con grande naturalezza, anzi con divertimento, la circostanza. Ma il calciatore non è malato - di lì a poco scenderà in campo e contribuirà alla prestigiosa vittoria della sua squadra - e quanto gli viene iniettato in vena non è un normale integratore, ma un farmaco che viene utilizzato in specifiche patologie: "cardioprotezione in chirurgia cardiaca, per addizione alle soluzioni cardioplegiche; sofferenza metabolica del miocardio in stati ischemici.".
Oggi è stato ritirato dal commercio, ma in passato il Neoton, a base di creatina fosfato, veniva utilizzato anche per il ruolo che svolgeva nel metabolismo energetico nella reazione anaerobica. Con la fosfocreatina si libera infatti energia utilizzabile per la contrazione muscolare.
Si tratta di uno dei farmaci presenti nella lunga lista del dott. Agricola, il medico della Juventus condannato in primo grado dal tribunale di Torino. Secondo il professor Muller, perito nel corso del processo: "il Neoton somministrato per fleboclisi nelle ore che precedono la partita risulta piu' consono al raggiungimento di una possibile interferenza col metabolismo energetico muscolare, piuttosto che alla prevenzione di ipotetici danni metabolici".
Le reazioni del mondo del calcio sono le solite: il Neoton non faceva parte delle sostanze proibite; la legge non ne vietava la somministrazione; non sono noti danni collaterali del prodotto; e via dicendo.
Come se il problema fosse la responsabilità penale o aver contravvenuto alle norme scritte della labile giustizia sportiva: ma cosa volete che interessi ai tifosi, agli sportivi?
Evidentemente la questione è soprattutto etica. Un medico che somministra a un atleta una sostanza non illecita, un farmaco che serve per curare patologie di cui il calciatore non soffre, quali obiettivi si prefigge? Semplicemente quello di migliorare, attraverso l'uso di prodotti chimici, la prestazione dell'atleta medesimo.
Il compianto Gianni Brera sosteneva, provocatoriamente, che tanto valeva permettere l'uso di qualsiasi sostanza: a quel punto gli avversari sarebbero stati tutti nelle stesse condizioni, potendo tutti contare sullo stesso aiuto artificiale. In assenza di una norma che garantisca l'abuso per tutti, chi ne approfitta si macchia di un illecito etico, falsa la competizione, supera l'avversario non in virtù dei suoi soli meriti, ma solo grazie ad un trucco.
Purtroppo il tema dell'abuso farmacologico nel calcio è in mano agli avvocati e non agli sportivi. Il metro di valutazione sono le liste insufficienti (e continuamente superate dalla ricerca farmaceutica) e non l'etica sportiva. Finché i calciatori accetteranno col sorriso sulle labbra di farsi bucare e iniettare qualsiasi sostanza da medici senza scrupoli, non si potrà parlare di sport. Spettacolo, business: quello che vi pare, ma non sport.


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