Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

29 aprile 2005

Solo chiacchiere sul doping

Fabio Cannavaro è un ragazzo molto simpatico. Ha un atteggiamento spontaneo, l'aria della persona sincera e appare il testimonial ideale di uno sport pulito e orientato al divertimento.

Era proprio "questo" Cannavaro, con le sue caratteristiche più note, la goliardia, l'ironia, che tranquillamente si sottoponeva alla flebo di Neoton poco prima della finale di Coppa Uefa del 1999!

Il filmato, trasmesso da RAI2, colpisce soprattutto per una ragione.
Un medico dà un farmaco ad un calciatore prima di una gara, ed il calciatore affronta con grande naturalezza, anzi con divertimento, la circostanza. Ma il calciatore non è malato - di lì a poco scenderà in campo e contribuirà alla prestigiosa vittoria della sua squadra - e quanto gli viene iniettato in vena non è un normale integratore, ma un farmaco che viene utilizzato in specifiche patologie: "cardioprotezione in chirurgia cardiaca, per addizione alle soluzioni cardioplegiche; sofferenza metabolica del miocardio in stati ischemici.".

Oggi è stato ritirato dal commercio, ma in passato il Neoton, a base di creatina fosfato, veniva utilizzato anche per il ruolo che svolgeva nel metabolismo energetico nella reazione anaerobica. Con la fosfocreatina si libera infatti energia utilizzabile per la contrazione muscolare.

Si tratta di uno dei farmaci presenti nella lunga lista del dott. Agricola, il medico della Juventus condannato in primo grado dal tribunale di Torino. Secondo il professor Muller, perito nel corso del processo: "il Neoton somministrato per fleboclisi nelle ore che precedono la partita risulta piu' consono al raggiungimento di una possibile interferenza col metabolismo energetico muscolare, piuttosto che alla prevenzione di ipotetici danni metabolici".

Le reazioni del mondo del calcio sono le solite: il Neoton non faceva parte delle sostanze proibite; la legge non ne vietava la somministrazione; non sono noti danni collaterali del prodotto; e via dicendo.

Come se il problema fosse la responsabilità penale o aver contravvenuto alle norme scritte della labile giustizia sportiva: ma cosa volete che interessi ai tifosi, agli sportivi?

Evidentemente la questione è soprattutto etica. Un medico che somministra a un atleta una sostanza non illecita, un farmaco che serve per curare patologie di cui il calciatore non soffre, quali obiettivi si prefigge? Semplicemente quello di migliorare, attraverso l'uso di prodotti chimici, la prestazione dell'atleta medesimo.

Il compianto Gianni Brera sosteneva, provocatoriamente, che tanto valeva permettere l'uso di qualsiasi sostanza: a quel punto gli avversari sarebbero stati tutti nelle stesse condizioni, potendo tutti contare sullo stesso aiuto artificiale. In assenza di una norma che garantisca l'abuso per tutti, chi ne approfitta si macchia di un illecito etico, falsa la competizione, supera l'avversario non in virtù dei suoi soli meriti, ma solo grazie ad un trucco.

Purtroppo il tema dell'abuso farmacologico nel calcio è in mano agli avvocati e non agli sportivi. Il metro di valutazione sono le liste insufficienti (e continuamente superate dalla ricerca farmaceutica) e non l'etica sportiva. Finché i calciatori accetteranno col sorriso sulle labbra di farsi bucare e iniettare qualsiasi sostanza da medici senza scrupoli, non si potrà parlare di sport. Spettacolo, business: quello che vi pare, ma non sport.

20 aprile 2005

Ci sorprenderà?

Non posso negare di aver provato un po' di delusione quando ho sentito in diretta TV l'annuncio del nome del nuovo pontefice. Le fumate grigie lasciavano intendere che i candidati delle due componenti più forti non avessero la maggioranza qualificata, ed invece, a sorpresa, non c'è stato un accordo su un nome di compromesso, ma sul leader di una delle due aree. E sulle prime ho pensato: non il migliore. E lo dico umilmente.

Ratzinger ha fama di conservatore, almeno per quel che concerne le questioni dottrinarie, e forse dopo Woytila ci sarebbe stato bisogno di una maggiore apertura della Chiesa verso l'evoluzione della società.

Non dico che la religione debba seguire i trend, e conformare la dottrina ai dettami che vengono dal basso, dalla società: tutt'altro. Ma che almeno questa grande comunità sappia fare tesoro delle esperienze di tanti suoi sacerdoti, missionari, fedeli.

La scelta di Ratzinger sembra, sulle prime, chiudere invece le porte alle voci più progressiste. Ma potrebbe essere solo un pregiudizio - e magari anche la delusione per differenti aspettative (Tettamanzi o Martini per esempio).

L'età di Ratzingere e la sua esperienza curiale indicano certamente una continuità con il pontificato di Woytila. Ma già la scelta del nome, Benedetto XVI, si presta a una lettura differente. Se il riferimento è, come appare probabile, a Benedetto XV, non va dimenticato che quel pontefice è noto anche per avere da un lato cercato di riaffermare il primato della Chiesa, ma dall'altro si sia sforzato di trovare un compromesso nei confronti dei modernisti.

Se fosse questo l'obiettivo di Ratzinger, ci troveremmo di fronte ad un passo importante da parte di un conservatore che, senza ripudiare nessuno dei principi dei quali è custode, accetta di scendere a patti con le correnti più moderne.

Non va infine dimenticato che l'età del nuovo papa indica anche che i porporati non hanno considerato maturi i tempi per un nuovo pontificato lungo, dopo quello maestoso di Woytila, ed hanno optato per una transizione, magari non brevissima (del resto i cardinali sopra gli 80 anni non sono eleggibili), ma certamente forte.

Del resto tutte queste osservazioni non hanno forse molto senso. Lo dico da laico: spero che in conclave i cardinali non abbiano seguito obiettivi politici e ambizioni personali, ma solo atteso una ispirazione spirituale per compiere con fede la scelta più opportuna per le difficili sfide che la Chiesa dovrà affrontare nei prossimi anni.

15 aprile 2005

Gli occhiali

La crisi del centrodestra o, come molti sostengono, del "berlusconismo" che in queste ore sta vivendo la fase più drammatica con il rischio di una crisi di governo, ha delle radici molto profonde.
E' innegabile che i risultati elettorali abbiano fatto esplodere vecchi rancori mai sopiti e certamente non risolti dagli esiti delle infinite verifiche politiche dell'ultimo biennio. Ed è anche del tutto evidente che il leader supremo della coalizione abbia perduto smalto e che il prodotto-Berlusconi non "tiri" più come un tempo.
Tuttavia questi due importanti fenomeni hanno toccato quello che è il nervo scoperto della CdL: la corrispondenza tra promesse e realtà.
Non siamo ingenui: tutte le forze politiche, soprattutto dall'opposizione e poi durante le campagne elettorali, cercano di attrarre consensi garantendo azioni politiche dagli obiettivi fantasmagorici. Inoltre i primi anni del secondo governo Berlusconi sono stati condizionati dalle vicende politiche ed economiche internazionali.
Ma che le immaginifiche promesse del Berlusconi 2001 fossero scritte sull'acqua era palese e la maggior parte dei commentatori lo aveva rilevato (le Cassandre sono pessimiste, è vero, ma ci prendono sempre). La finanza creativa di Tremonti non poteva essere sufficiente a nascondere a lungo i difetti del progetto.
In questa distanza fra sogno e realtà, sulla quale si è basato il successo elettorale della CdL e soprattutto di Berlusconi, è sorta e si è consolidata la rottura tra le varie componenti della attuale maggioranza parlamentare.
Sarebbe stato sufficiente non essere miopi per rendersi conto che la maschera non avrebbe retto a lungo.
Purtroppo la miopia politica di Berlusconi si è troppe volte manifestata al punto da far ritenere che solo per la sua nota vanità non abbia finora voluto inforcare gli occhiali.

14 aprile 2005

La FIGC si sveglia?

Sospensione della partita al primo lancio di oggetti in campo e sconfitta 3-0 a tavolino per la società ritenuta responsabile. Queste le decisioni prese dalla FIGC per cercare di bloccare le numerose critiche sulla inadeguatezza del mondo del calcio a fermare le violenze negli stadi.

Il clamore suscitato dalla sospensione della gara di Champions League fra Inter e Milan a causa del lancio di petardi in campo e al ferimento del portiere rossonero Dida, hanno costretto i vertici federali ad un intervento di insolita durezza. E così, già a partire da venerdì 15 aprile, di fronte al lancio di oggetti o petardi all’interno dello stadio, l’arbitro è tenuto a interrompere la gara e spedire le squadre negli spogliatoi.

Il mondo politico, in primis il ministro degli Interni, Pisanu, aveva già fatto la voce grossa a seguito degli incidenti provocati dai tifosi durante la Trentesima di campionato, che avevano causato, tra l’altro, il ferimento di numerosi rappresentati delle forze dell’ordine. Lo Stato è sempre meno disponibile a farsi carico dei costi, non solo economici, necessari a garantire la sicurezza prima, durante e dopo le gare di calcio. A gran voce si reclamano interventi analoghi a quelli adottati in Gran Bretagna per combattere il fenomeno degli hooligans. Anche perché le norme legislative italiane, che puntavano molto sui divieti a recarsi allo stadio per i responsabili di azioni violente, presentano difetti tecnici che le hanno rese del tutto inefficaci, quando i casi sono arrivati al cospetto dei giudici.

Purtroppo il mondo del calcio, tifosi e società in testa, spesso conniventi, pretende da un lato una sorta di extraterritorialità all’interno degli stadi e dall’altro che siano le forze dell’ordine a tenere la situazione sotto controllo.

Delle due l’una: o i reati compiuti negli stadi – reati a cui tutti assistiamo ogni settimana in TV – vanno puniti come tutti i reati, oppure è giunto il momento che le società organizzino a loro spese e si assumano la totale responsabilità dei controlli all’interno degli impianti, lasciando alle forze dell’ordine il compito di presidiare l’esterno.

In ogni caso, il tardivo intervento della FIGC – mentre la Lega Calcio sorprendentemente tace – non è detto che riesca a sortire i risultati sperati. Ci sono organizzazioni di ultras che cercano di tenere in scacco il calcio, se è vero che, come sostiene il questore di Milano e le rivendicazioni di due gruppi della tifoseria organizzata interista, i disordini fossero preordinati. A prescindere dal vantaggio per la propria squadra, chi volesse incidere sul campionato o ricattare la società ha oggi la relativamente agevole possibilità di interrompere una gara. Forte dell’impunità che i complicati controlli garantiscono.

09 aprile 2005

Il valore del silenzio

Giovanni Fiorentino ha pubblicato alcuni mesi fa per Meltemi un breve saggio dal titolo "Il valore del silenzio". Dalle caratteristiche psicologiche e neurologiche dei non-udenti alle straordinarie capacità espressive del linguaggio dei segni, dalle manifestazioni dedicate al silenzio in tutte le sue forme a John cage e alla sua opera silenziosa 4'33", è un florilegio di citazioni e analisi che aiuta a cogliere perfettamente quanto la società odierna stia perdendo sopprimendo ogni genere di silenzio con l'aggressione sempre stridente del rumore.
Nella triste e tenera vicenda della scomparsa di Karol Woytila i media, ma anche i singoli fedeli sono stati incapaci del più rispettoso atto di dolore: il silenzio, appunto.
Con la pregevole esclusione di Blob, che alla morte del pontefice ha dedicato alcuni minuti di riprese silenziose alla vuota finestra degli appartamenti papali, c'è stata la corsa a riempire il vuoto con ogni genere di suono. E vada per la radio: ma la televisione avrebbe il linguaggio delle immagini per raccontare in silenzio.
Purtroppo anche la società risente dell'eccesso televisivo del clamore. E così anche il momento delicato dell'annunzio della scomparsa di Woytila è stato accolta dalla folla che gremiva piazza San Pietro con un applauso invece che con il silenzio.
Allora, chi ha potuto, è rimasto lontano dalle scene, riparandosi nella sua intima preghiera, lasciando alle prefiche alla Vespa il compito di elevare le loro geremiadi in pubblico.

05 aprile 2005

I risultati delle elezioni regionali

11 a 2 per il centrosinistra.
Un appello alla Cdl:
"Ve prego, la verifica no!!!"

02 aprile 2005

Un uomo speciale

Pochi uomini, almeno nell'ultimo secolo, hanno avuto un ruolo tanto determinante per i destini del mondo al cospetto di Karol Woytila.
Allo straordinario carisma, ha saputo unire una forza morale che un numero molto ridotto di esseri umani possono aver espresso. Vengono in mente i nomi di Gandhi, Madre Teresa e Nelson Mandela. Woytila ha saputo per questa ragione essere un riferimento anche per molti laici, atei o fedeli di altre confessioni che oggi osservano sgomenti la sua agonia.
Sebbene la sua azione abbia avuto enormi effetti politici, Giovanni Paolo II è stato in fondo il più impolitico dei pontefici recenti: ha sì saputo fondere una visione economica e sociale molto progressista e critica nei confronti del capitalismo di oggi con un rigido conservatorismo in fatto di sessualità e diritti individuali, ma solo in virtù di valori spirituali e non di finalità politiche.
Al contempo ha aperto alle altre religioni monoteiste come nessuno dei suoi predecessori aveva fatto prima, agendo, anche in questo caso, per finalità non espressamente politiche ma con conseguenze che politiche sono state, mettendo in crisi i fondamentalisti delle guerre di civiltà di ogni fede. Giungendo perciò ad essere, sebbene inascoltata, la voce più forte e credibile contro le guerre, comprese quelle preventive dei "figli cristiani".
La statura morale lo ha messo al riparo anche dalle critiche che potevano levarsi da chi non ha condiviso i suoi messaggi su aborto, famiglia, omosessualità, diritto alla vita.
Oggi che la sua voce si va spegnendo, nella commozione che si sta propagando in ogni angolo della Terra, chiunque ha la percezione di una perdita alla quale non vi potrà mai essere rimedio.