Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

26 febbraio 2005

Rifiuti

"Ti dirò una cosa che vedo qui, Sims. Il panorama del futuro. L'unico panorama che resterà da guardare. Più i rifiuti saranno tossici, più aumenterà il livello di sforzo e di spesa che i turisti saranno disposti a tollerare per visitare il sito. Però credo che non dovreste isolare questi siti. Isolare i rifiuti tossici va bene. Li rende più grandiosi, più minacciosi e magici. Ma la spazzatura ordinaria dovrebbe essere piazzata nelle città che la producono. Esponete la spazzatura, fatela conoscere. Lasciate che la gente la veda e la rispetti. Non nascondete le vostre strutture. Create un'architettura fatta di immondizia. Progettate fantastiche costruzioni per riciclare i rifiuti e invitate la gente a raccogliere la propria spazzatura e a portarla alle presse e ai convogliatori. Così imparerà a conoscere la propria spazzatura. Il materiale a rischio, i rifiuti chimici, le scorie nucleari, tutto questo diventerà un remoto paesaggio all'insegna della nostalgia. Gite in autobus e cartoline, posso garantirlo."

Don De Lillo, "Underworld", pag. 303, Torino, 1999

14 febbraio 2005

Primarie: che fare?

L'iniziativa di una nomination popolare per Prodi leader si è purtroppo scontrata con l'uso scorretto del termine "primarie" che ha permesso a Bertinotti di avanzare la sua candidatura, cambiando la natura dell'evento.
A questo punto è necessario disinnescare la mina primarie, senza perdere l'occasione di una partecipazione massiccia a sostegno di Prodi.
E' molto importante svolgere una efficace campagna di comunicazione in merito, riducendo progressivamente l'uso del termine che può solo ingenerare confusione, e puntando sul tema della partecipazione al cambiamento che è legata al successo di Prodi.
Seguendo l'esempio della storica elezione per la presidenza di Francia del 1982, quella che portò all'Eliseo Mitterand sulla spinta dello slogan "Una forza tranquilla", si dovrebbe trovare, proprio per l'obiettivo delle "primarie", uno slogan altrettanto potente, che sottolinei il ruolo decisivo che avrà verso il cambiamento ognuno di quelli che prenderà parte al voto.
Sei tu che scegli.
Un grande cambiamento.
Un passo per volta.
Dai forza a Romano Prodi.

04 febbraio 2005

Senza futuro, un grande futuro

Il congresso dei DS a Roma, si sta segnalando per la moderazione dei toni dei vari leader del centrosinistra. Da Fassino a Cofferati, passando per Prodi e D'Alema, sta emergendo con chiarezza che la casa dei moderati nella topografia politica italiana, non è certo dalle parti di Forza Italia o della Lega. Mancano all'appello le voci degli esponenti del correntone, che però, a giudicare sia dalle prese di posizione di Veltroni e del "cinese" che dal plebiscito bulgaro a favore del segretario nazionale, sono pesanetmente ridimensionati rispetto ai tempi di Pesaro e dei successi girotondini.
Ma proprio in virtù della prevalenza assoluta dell'ala riformista del partito, si pone una domanda alla quale questo congresso non darà risposta: a cosa serve la divisione in partiti all'interno dell'Ulivo?
Comunque la si giri, nel futuro del centrosinistra e soprattutto del nostro Paese c'è un unico soggetto politico. Che abbia dentro tutti gli attuali esponenti ulivisti o perda qualcuno ed altri ne acquisti strada facendo, è poco importante. Il Partito Democratico - o come diavolo si chiamerà - è nei fatti e solo gli egoismi di bottega, i residui identitari e le ambizioni individuali di alcuni ne hanno impedito finora la nascita.
Anche per i nostalgici, in fondo, non dovrebbe essere una prospettiva così terribile. Sono cambiati i nomi, le facce, sono nate nuove forze politiche, c'è un (lento) ricambio generazionale. Ma soprattutto l'obiettivo del soggetto unico si sposa perfettamente con le idee programmatiche ormai omogene della grande maggioranza degli elettori e persino dei politici del centrosinistra. La conclusione dell'esperienza politica di un partito non va quindi guardata con amarezza se la storia, la tradizione, i valori confluiscono in una nuova realtà e divengono la spina dorsale di un progetto fondamentale per i destini politici di un paese.
Il congresso dei DS, quindi, nel momento in cui dà sostanza al progetto riformista, determina la fine a breve termine della vita del partito. Il futuro di tutto ciò che i DS sono, la sostanza che è dietro la buccia formale, sono nel Partito Democratico che si candiderà a guidare l'Italia e sarà un modello di riferimento anche per il centrodestra.

03 febbraio 2005

Importanti e irregolari

Le elezioni irachene non si possono certo definire tecnicamente ineccepibili.
La campagna elettorale è stata decisamente manipolata; alcune zone del Paese non sono state raggiunte dai seggi, e quindi dala democrazia (vi abita circa il 40% della popolazione); un'intera minoranza, che rappresenta più o meno il 30% degli iracheni, quella sunnita, non ha volontariamente preso parte alle elezioni; molta gente è sicuramente rimasta a casa per timore di attentati o ritorsioni; la regolarità del voto non è stata capillarmente controllata perché, per ragioni di sicurezza, non c'era il solito dispiegamento di osservatori internazionali.
Eppure, quale che sia il risultato, simbolicamente le elezioni sono riuscite. Del resto, 4 anni fa, persino negli Stati Uniti le elezioni presidenziali non sono state regolari, è stato eletto Bush attraverso dei brogli: non per questo le elezioni americane sono meno democratiche.
Bisogna riconoscere, perciò, che un altro importante passo avanti verso la normalizzazione dell'IRAQ è stata compiuta. Il futuro è incerto, perché non si sa cosa accadrà nel rapporto tra sciiti e sunniti, perché non è chiaro che tipo di coalizione governerà il Paese. Eppure, le file di elettori in attesa di poter liberamente votare, per la prima volta dopo anni, rappresentano una presa di coscienza fondamentale per gli iracheni, uno di quei momenti storici che segnano in modo spesso irreversibile la sensibilità di un popolo.
Non che questo risultato giustifichi la guerra illegittima di Bush, le migliaia di morti e la distruzione di tanta parte del territorio iracheno. Questo obiettivo andava perseguito, come quello della deposizione di Saddam, con altri mezzi.
E neanche è lecito affermare che la situazione sia risolta, dopo questo voto. Il ritiro della truppe di occupazione non sembra molto prossimo - e chissà quanti iracheni hanno votato anche con la speranza di poter vedere finalmente partire i militari stranieri.
E' giusto però godersi la scena: ogni momento di partecipazione democratica, ogni recupero di dignità e di libertà da parte di un popolo oppresso, è una festa. E come tale va salutata.