Il cardinale e il papa
Quanto accade all'interno e in prossimità della Cappella Sistina durante il Conclave è di solito destinato a rimanere celato, nonostante qualche cardinale chiacchierone confidi anonimamente ai giornalisti taluni retroscena.Tuttavia ciò che sta accadendo oggi sembra confermare che il cardinale Ruini possa aver svolto un ruolo centrale a favore dell'elezione a pontefice di Joseph Ratzinger, ne sia stato in sostanza il Grande Elettore. La grande libertà di parola e strategia di cui gode oggi il capo della CEI lascia supporre che ai vertici vaticani si sia instaurata una sorta di diarchia, con il papa impegnato nell'azione dottrinaria e spirituale e il cardinale romano in quella politica.
Ne è passata di acqua sotto i ponti sul Tevere da quando si ergeva, spesso inascoltata, la voce di Karol Wojtyla. Con il suo carisma e la sua energia spirituale, Giovanni Paolo II ha saputo fare politica, politica internazionale, anzi universale, attraverso l'apostolato. Ruini sembra invece intenzionato a fare apostolato attraverso la politica. Ma una politica molto terrena, anzi "terra terra", come fosse un Buttiglione qualsiasi.
E se Wojtyla sapeva volare alto parlando di guerra e di povertà, Ruini pensa a fare lobbying nel parlamento italiano per strappare uno sconto sull'ICI o la resistenza ai PACS e tace, come Ratzinger del resto, sulle atrocità che si compiono in terra irachena con le armi chimiche usate dal fondamentalismo bushista.
Che credibilità possono avere le gerarchie vaticane quando si incaponiscono nel negare l'eucarestia ai cattolici divorziati e la concedono senza patemi a Bush e agli altri criminali di guerra?




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