La tv e il potere
Ora che è (finalmente) finito, vorrei fare alcune considerazioni su Rockpolitik, il programma trash-cult di Celentano.1) Trovo ridicolo che, per circa un mese, un varietà abbia quasi monopolizzato l'attenzione del mondo politico, come se mancassero ben più importanti argomenti. Finché ci marcia Bruno Vespa, ci sta pure. Non è la prima volta, né purtroppo sarà l'ultima, che una puntata di Porta a Porta si occupa di temi degni al più di Novella2000.
Ma che ci vanno a fare i politici in una trasmissione così, a parlare di siffatte amenità, concionando sulla qualità dello spettacolo e il livello di comicità di questo o quell'ospite, impegnandosi nell'esegesi del Celentano-pensiero neanche fosse un maitre à penser?
2) Il guaio è che la televisione, almeno negli ultimi 15 anni, è stata promossa a luogo pressoché unico di produzione ed affermazione delle idee. E' in TV, e non in Parlamento, che nascono proposte di legge, si comunicano decisioni politiche, si firmano contratti con gli italiani, si dibatte, si sviluppano conflitti, più o meno autentici. Tutto gira intorno alla televisione. Al punto che anche un libro di Vespa, non in quanto giornalista, ma in quanto uomo tv, risulta lo strumento più idoneo per confidare opinioni esclusive, che da un politico ci si aspetterebbe di ascoltare in più opportune sedi istituzionali.
In tal modo la televisione, da veicolo di informazione, diviene essa stessa soggetto dell'informazione e al contempo information-maker, nella verifica più clamorosa delle tesi di McLuhan.
3) Ma se per un periodo, nell'epoca aurea del santorismo, si era fatta strada l'idea che la piazza potesse essere trasferita sul tubo catodico, oggi la piazza scompare, viene considerata un interlocutore passivo e distante, ancillarmente pendente dalle labbra dell'imbonitore di turno. E proprio chi la pensa in questo modo, perché ha fortemente voluto e prodotto questa deriva, e cioè Berlusconi e il berlusconismo, si solleva ad ogni stormir di fronda, accusando comici e conduttori di voler manipolare l'opinione pubblica.
4) Se è vero, come si sostiene, che Celentano sposta 800.000 voti - ma verso quale schieramento? - con una confusa lectio proto-ecologica, il problema evidentemente non sta nelle parole e neppure nelle intenzioni del "Molleggiato", ma nella facilità con la quale il telespettatore riesce evidentemente a farsi condizionare/infinocchiare dal verbo televisivo, chiunque lo pronunci. Se manipola Cornacchione a maggior ragione manipola Berlusconi con il contratto da Vespa o Fassino dalla De Filippi.
5) L'altro tema che ha provocato dibattiti - ahi quanto bolsi e risaputi - è quello della libertà di satira. Nessuno ha osato mettere in discussione la libertà di satira, ma ci sono stati distinguo tanto sulla sua diversità all'interno del servizio pubblico quanto sulla presunta monomaniacalità antiberlusconiana.
Questioni di lana caprina. Se la satira è libera, lo deve essere sia sulle emittenti private - di proprietà del principe - che sui canali della rete pubblica, così come nell'editoria, sulla stampa, nel cinema, nelle arti.
La satira antiberlusconiana, poi, è una conseguenza talmente normale del berlusconismo da far apparire bizzarra qualsiasi diuscussione in merito. Intanto perché Berlusconi è quel che è: un personaggio popolarissimo, che tutti conoscono e che può essere facilmente parodiato in una macchietta che fa la gioia di imitatori e battutisti. E quindi perché, anche se fosse solo lui il bersaglio della satira - e non lo è - dipenderebbe dal fatto che la satira svillaneggia il potere.
Si obietta che Berlusconi fosse oggetto di satira anche quando era all'opposizione. Giusto così. Perché il potere non è solo quello politico. E Berlusconi aveva potere, sia pure con minore popolarità,anche prima di scendere in campo, e anche quando è stato all'opposizione ha mantenuto un enorme potere.
Oggi Pippo Baudo viene ancora imitato, ma è stato sbeffeggiato molto di più quando gestiva un grande potere televisivo. Per tacere delle decine di personaggi che subiscono imitazioni, anche molto corrive, che ne mettono in evidenza tic e manie.
La satira e la comicità si concentrano quindi tanto sui difetti che sul potere. Berlusconi ha in tale abbondanza difetti e potere da essere perciò il protagonista ideale della satira di oggi. Al punto che, piuttosto spesso, non ha bisogno nemmeno di imitatori per provocare l'effetto comico in telespettatori ed elettori.




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