I messaggi delle primarie
Non è mai facile provare a interpretare le intenzioni di oltre 4 milioni di persone, ma dall'analisi di giornalisti e politologi, dalle dichiarazioni di partecipanti e politici, sembra possibile poter sintetizzare il significato dei messaggi inviati dagli elettori alle primarie dell'unione di domenica scorsa.In primo luogo va detto che era a tutti chiaro che la ragione per cui erano state indette queste elezioni informali fosse quella di dare forza alla leadership di Romano Prodi, leader senza partito, spesso costretto a difendersi dai colpi bassi degli amici. Un'investitura popolare che poteva avere, ed ha infatti avuto, come conseguenza non secondaria una visibilità mediatica che ha un valore certamente più alto di costose campagne elettorali.
Il successo personale del Professore, se non lo mette al riparo da eventuali colpi di coda degli avversari interni, rende se non altro più dura la vita a questi ultimi che potranno facilmente essere accusati di fare il gioco di Berlusconi.
C'è stata inoltre la volontà da parte di quel popolo che Berlusconi definisce con disprezzo "la sinistra" di mandare un segnale forte alla maggioranza di governo soprattutto come risposta al blitz parlamentare che ha cambiato unilateralmente la legge elettorale.
Poco più di dieci anni fa Berlusconi si era presentato come il modernizzatore della politica italiana e parte del suo successo era certamente dovuto a questa immagine. Oggi l'elettorato di centrodestra, costretto a subire scelte legislative di retroguardia, tra condoni fiscali, politiche classiste e ritorni al proporzionale, è diviso tra delusi e rassegnati.
Sebbene i leader del centrosinistra non abbiano brillato per capacità innovative, è stata la società civile, tanto blandita a prole quanto trascurata nei fatti, a mettere in campo nuove soluzioni politiche. Questa partecipazione è stata colta da alcuni - forse da quelli che più avevano bisogno di svecchiare la propria immagine - e disattesa da altri. Va dato merito ai leader dell'attuale opposizione di aver, almeno parzialmente, seguito questa pressante indicazione.
L'importante successo delle delle primarie ha così anche sancito anche l'allargamento della partecipazione oltre i confini della sinistra, tradizionalmente più avvezza a manifestazioni unitarie, verso quella maggioranza silenziosa che oggi ha finalmente capito che può svolgere un ruolo attivo, di pressione anche in tempi ed occasioni diverse da quelle delle elezioni.
Infine, almeno per quel che riguarda gli oltre tre milioni di elettori che hanno scelto Romano Prodi, è partito un forte messaggio verso l'unità del centrosinistra.
Ci si augura adesso che, vinte le resistenze di Rutelli e della Margherita per la lista unica, non emergano difficoltà dall'area diessina. L'obiettivo deve essere il partito unico, che si chiami Ulivo o, meglio, Partito Democratico. La scelta di un numero così elevato di elettori indica che questo obiettivo è anche urgente, ancora di più se la legge proporzionale dovesse essere definitivamente approvata.
L'obiezione di Fassino sull'impossibilità da parte dei DS di uscire dal partito socialista europeo appare piuttosto debole. Nel PSE convivono Blair e Zapatero, Schroeder e i socialisti francesi. Tra questi soggetti politici non vi sono distanze inferiori a quelle che permangono tra il PSE e Prodi o Bordon.
Basta in fondo solo camiare il nome al PSE, trovarne uno più coerente con quella che è già la attuale natura di questa organizzazione e delle forze che la compongono e procedere ad una fusione con le forze liberal e riformiste europee.




1 Commenti:
Nice blog!
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