Senza futuro, un grande futuro
Il congresso dei DS a Roma, si sta segnalando per la moderazione dei toni dei vari leader del centrosinistra. Da Fassino a Cofferati, passando per Prodi e D'Alema, sta emergendo con chiarezza che la casa dei moderati nella topografia politica italiana, non è certo dalle parti di Forza Italia o della Lega. Mancano all'appello le voci degli esponenti del correntone, che però, a giudicare sia dalle prese di posizione di Veltroni e del "cinese" che dal plebiscito bulgaro a favore del segretario nazionale, sono pesanetmente ridimensionati rispetto ai tempi di Pesaro e dei successi girotondini.
Ma proprio in virtù della prevalenza assoluta dell'ala riformista del partito, si pone una domanda alla quale questo congresso non darà risposta: a cosa serve la divisione in partiti all'interno dell'Ulivo?
Comunque la si giri, nel futuro del centrosinistra e soprattutto del nostro Paese c'è un unico soggetto politico. Che abbia dentro tutti gli attuali esponenti ulivisti o perda qualcuno ed altri ne acquisti strada facendo, è poco importante. Il Partito Democratico - o come diavolo si chiamerà - è nei fatti e solo gli egoismi di bottega, i residui identitari e le ambizioni individuali di alcuni ne hanno impedito finora la nascita.
Anche per i nostalgici, in fondo, non dovrebbe essere una prospettiva così terribile. Sono cambiati i nomi, le facce, sono nate nuove forze politiche, c'è un (lento) ricambio generazionale. Ma soprattutto l'obiettivo del soggetto unico si sposa perfettamente con le idee programmatiche ormai omogene della grande maggioranza degli elettori e persino dei politici del centrosinistra. La conclusione dell'esperienza politica di un partito non va quindi guardata con amarezza se la storia, la tradizione, i valori confluiscono in una nuova realtà e divengono la spina dorsale di un progetto fondamentale per i destini politici di un paese.
Il congresso dei DS, quindi, nel momento in cui dà sostanza al progetto riformista, determina la fine a breve termine della vita del partito. Il futuro di tutto ciò che i DS sono, la sostanza che è dietro la buccia formale, sono nel Partito Democratico che si candiderà a guidare l'Italia e sarà un modello di riferimento anche per il centrodestra.




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