Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

03 febbraio 2005

Importanti e irregolari

Le elezioni irachene non si possono certo definire tecnicamente ineccepibili.
La campagna elettorale è stata decisamente manipolata; alcune zone del Paese non sono state raggiunte dai seggi, e quindi dala democrazia (vi abita circa il 40% della popolazione); un'intera minoranza, che rappresenta più o meno il 30% degli iracheni, quella sunnita, non ha volontariamente preso parte alle elezioni; molta gente è sicuramente rimasta a casa per timore di attentati o ritorsioni; la regolarità del voto non è stata capillarmente controllata perché, per ragioni di sicurezza, non c'era il solito dispiegamento di osservatori internazionali.
Eppure, quale che sia il risultato, simbolicamente le elezioni sono riuscite. Del resto, 4 anni fa, persino negli Stati Uniti le elezioni presidenziali non sono state regolari, è stato eletto Bush attraverso dei brogli: non per questo le elezioni americane sono meno democratiche.
Bisogna riconoscere, perciò, che un altro importante passo avanti verso la normalizzazione dell'IRAQ è stata compiuta. Il futuro è incerto, perché non si sa cosa accadrà nel rapporto tra sciiti e sunniti, perché non è chiaro che tipo di coalizione governerà il Paese. Eppure, le file di elettori in attesa di poter liberamente votare, per la prima volta dopo anni, rappresentano una presa di coscienza fondamentale per gli iracheni, uno di quei momenti storici che segnano in modo spesso irreversibile la sensibilità di un popolo.
Non che questo risultato giustifichi la guerra illegittima di Bush, le migliaia di morti e la distruzione di tanta parte del territorio iracheno. Questo obiettivo andava perseguito, come quello della deposizione di Saddam, con altri mezzi.
E neanche è lecito affermare che la situazione sia risolta, dopo questo voto. Il ritiro della truppe di occupazione non sembra molto prossimo - e chissà quanti iracheni hanno votato anche con la speranza di poter vedere finalmente partire i militari stranieri.
E' giusto però godersi la scena: ogni momento di partecipazione democratica, ogni recupero di dignità e di libertà da parte di un popolo oppresso, è una festa. E come tale va salutata.