Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

30 novembre 2004

Customizzazioni

E' la maggioranza dell'innovazione. In tutti i settori.
Oggi, in risposta allo sciopero generale contro la finanziaria e la manovra fiscale, organizzato dai boscevichi CGIL, CISL e UIL - ma a cui ha preso parte anche la destrorsa UGL - la rabbia del centrodestra appare evidente.
Ma come: invece di esultare per i pochi euro di tasse risparmiati nel 2005, intere categorie di italiani protestano: operai e impiegati, pubblici e privati, il mondo accademico, persino gli industriali! Povero Silvio, nessuno lo capisce.
Nella CdL è allora tutto uno stizzito lamento, condito da sferzanti osservazioni sull'opposizione e i poveri che non vogliono arricchirsi grazie alle geniali intuizioni del governo.
Finché Italo Bocchino, vicecoordinatore di An, non apre la strada a una straordinaria novità nel rapporto fra stato e cittadini: la customizzazione delle riduzioni fiscali: "Presenterò un emendamento alla Finanziaria per permettere a coloro che oggi hanno partecipato allo sciopero generale di avere la facoltà di rinunciare alla riduzione delle aliquote sul proprio imponibile Irpef".
Se venisse approvato, potremo finalmente rinunciare agli 8 euro al mese di risparmio, ma evitare di pagare l'aumento sui bolli. Potremo altresì mantenere i servizi pubblici ai costi attuali, senza rincari di ticket o biglietti di autobus. E magari, persino richiedere la restituzione del fiscal-drag e minori accise sul carburante.
Finalmente, grazie a Bocchino, avremo uno stato che lascia liberi i cittadini di accettare le elemosine elettorali o non perdere i privilegi acquisiti nella scuola, sanità, trasporti e via dicendo.
Di questo passo, potremo rinunciare anche alla riforma della scuola elementare e scegliere per i nostri figli classi a tempo pieno senza tutor e portfolii. Chi vuole si becca l'innovazione, chi rifiuta si tiene i due maestri di prima.
Questa sì che è una grande riforma: per soli 8 euro mensili si possono rifiutare le riforme poliste.
Non è meraviglioso?

27 novembre 2004

Farmaci e vittorie

Condannato.
Il medico della Juventus, Riccardo Agricola, è stato riconosciuto colpevole di frode sportiva, avendo stimolato le prestazioni dei giocatori bianconeri con medicinali proibiti.
E' solo il primo grado, ci saranno altri due gradi di giudizio e permane la presunzione di innocenza.
Eppure non si può ignorare una sentenza che fa seguito a univoche perizie che sottolineavano il dolo nell'operato del medico. Tra il 1994 e il 1998, secondo il giudice Casalbore che l'ha condannato a 1 anno e 10 mesi, Agricola avrebbe somministrato molti farmaci, tra cui alcuni a base di Epo ed altri per cancellare le tracce del doping. Nello stesso periodo la Juventus di Lippi vinceva 3 scudetti e una Champions League.
Era, in sostanza, la squadra che, secondo l'allenatore ceko Zdenek Zeman, schierava Del Piero e Vialli con una muscolatura improvvisamente vigorosa, come fosse stata "gonfiata". Proprio dalle dichiarazioni dell'attuale tecnico del Lecce era stata avviata l'indagine. E questa condanna, dà ragione al boemo.
L'AD bianconero Antonio Giraudo è stato assolto per insufficienza di prove. E tanto basta alla Juventus per gioire della sentenza. Bizzarrie dei nostri tempi.
Se la condanna ad Agricola fosse confermata in tutti i gradi di giudizio, CONI e FIGC dovrebbe infatti decidere cosa fare dei titoli vinti dalla Juventus con il doping sistematico. Ma francamente questi sembrano problemi secondari.
La cosa più sorprendente è stata infatti l'omertà dei calciatori juventini. Conoscono bene il rischio che si corre con l'assunzione di certe sostanze. Molto spesso emergono storie di ex-giocatori gravemente malati a causa dell'uso, spesso inconsapevole, di prodotti dopanti.
Non solo Tacchinardi e compagni non danno un grande esempio ai giovani sportivi, ma invece di prendere posizione contro chi ha messo a repentaglio la loro salute, hanno preferito fare i pesci in barile.
Fa specie che persone come Pessotto e Del Piero, che hanno sempre mostrato uno straordinario senso sportivo, non abbiano saputo cogliere l'occasione per dimostrare che i veri campioni non accettano il doping e, se lo subiscono, sono in ogni caso i primi a denunciarlo.

26 novembre 2004

L'accordo

Che duri o meno, l'accordo c'è.
La maggioranza ha trovato un compromesso sulle riduzioni fiscali, anche se forse non accontenta pienamente nessuna delle parti a confronto.
Berlusconi deve accontentarsi di sgravi inferiori a quelli desiderati, ma incassa la riduzione già dal prossimo anno.
Gli alleati più riottosi come AN e UDC hanno tenuto almeno parzialmente il punto sulle coperture, ma non può gioire perché l'emendamento che sarà predisposto oggi non salva gli statali (blocco del turn over e riduzione di 75.000 dipendenti), non prevede interventi per le famiglie e per le imprese.
Insomma, hanno pensato che era meglio un accordo qualsiasi che nessun accordo.
Certamente Berlusconi potrà suonare la grancassa del rispetto del patto, ma se questo sia sufficiente per recuperare consenso dipende non dalle dichiarazioni ma dalla percezione reale che i cittadini avranno. Chi si troverà effettivamente più soldi in tasca e potrà spenderli o ricominciare a risparmiare, approverà l'operato del governo. Quei cittadini che continueranno a faticare per giungere alla fine del mese e magari troveranno anche ulteriore degrado nei servizi pubblici, se la prenderà giustamente con la maggioranza.
Almeno il vantaggio è questo: non di promesse si tratta, ma di azioni. Gli elettori potranno finalmente giudicare sui fatti e non sulle parole.

23 novembre 2004

Alibi

Il Presidente del Senato, Marcello Pera, è intervenuto a gamba tesa nel dibattito sulla riduzione delle tasse, sostenendo che il rispetto dei parametri di Maastricht non può essere un "alibi" per evitare di tagliare le imposte. Esattamente il contrario di quello che aveva sostenuto il suo omologo della Camera, Pierferdinando Casini.
Al di là del tono ben poco istituzionale tenuto dalla seconda carica dello Stato, la situazione appare piuttosto rovesciata.
Sembra infatti che l'ossessione compulsiva per un minuscolo abbattimento del carico fiscale sia davvero un alibi per superare il limite del 3% fissato dal patto di stabilità.
Dopo la cura Berlusconi-Tremonti che in tre anni ha disastrato la finanza italiana, faticosamente risanata da Ciampi, il vincolo europeo è quasi impossibile da rispettare, soprattutto con due importanti tornate elettorali alle porte. Berlusconi non può chiedere lacrime e sangue ai cittadini, dopo aver promesso Bengodi. Allora tanto vale sfasciare tutto in nome del "contratto" elettorale da rispettare.
Che Pera, già apprezzato filosofo e apolegeta dei giudici di Mani Pulite, tenga bordone alle disastrose iniziative berlusconiane, è la prova di quanto il potere possa corrompere anche le più brillanti intelligenze.

22 novembre 2004

Coerenza o realismo?

Tra le valutazioni che ancora si continuano a fare sul risultato delle elezioni presidenziali americane, all'interno del Partito Democratico si fa strada una corrente di pensiero che potremmo definire "clintoniana". Secondo questa fazione, John F. Kerry avrebbe sbagliato molti dei messaggi lanciati in campagna elettorale, e tra questi soprattutto l'approvazione dei matrimoni tra omosessuali. Lo stesso Clinton, si dice, avrebbe avvertito lo sfidante di Bush a sostenere anzi il divieto per queste unioni, almeno negli stati in bilico - in alcuni dei quali, come in Ohio, contestualmente alle presidenziali, si è votato anche per un referendum proprio su questo tema.
John Kerry non accettò il consiglio, perdendo per questo possibili suffragi da parte della parte più arretrata dell'elettorato americano.
Si legge anche che la Manhattan liberal, e ormai spesso sconfitta, sta valutando di mitigare le sue posizioni in fatto di diritti civili e sociali, pur di "tornare a vincere".
Ma è giusto che si prendano posizioni conservatrici pur di ottenere un successo elettorale? E' questo il compito della politica - vincere inseguendo il consenso, gli umori dei cittadini? O non è piuttosto il contrario - convincere gli elettori della bontà delle proprie tesi?
Il realismo porta a considerare la vittoria l'obiettivi principale: se eletti, però, è obbligatorio mantenere le promesse (vero Berlusconi?) a prescindere dalla correttezza, dalla coerenza, dalla saggezza delle politiche necessarie a raggiungere gli obiettivi del patto elettorale.
E fino a che punto è lecito arrivare?
Se la maggioranza dei cittadini è a favore della pena di morte, per essere chiamati al governo del paese si deve proporre l'applicazione della pena capitale?
Oppure diviene necessario imbrogliare gli elettori, presentando in campagna elettorale un programma politico e poi applicandone un altro, una volta eletti. (Forse era a questo che puntava Clinton. Oppure non è davero interessato ai diritti degli omosessuali. E chissà cosa è peggio.)
Preferiamo Kerry, allora, che tiene coerentemente il punto con le sue idee più illuminate e non si mette a seguire l'avversario sul piano del fondamentalismo religioso, solo per accontentare gli impulsi di pancia dell'elettorato, e porta dalla sua quasi metà dei cittadini americani. E preferiremmo ancora di più un candidato presidente che dicesse basta alla pena di morte, a costo di perdere ancora le elezioni, ma con l'obiettivo di cominciare a instillare un dubbio in quel paese dalle false certezze e di mostrare che milioni di americani hanno già compiuto questa scelta.

20 novembre 2004

Cortesie fra concorrenti

La fiction sul giudice Paolo Borsellino, trasmessa da Canale5 lunedì 8 e martedì 9 novembre, ha avuto il successo di pubblico che merita un prodotto ben confezionato e legato ad un argomento così tragico e significativo della nostra storia recente.
Più sorprendenti sono state le polemiche che hanno preceduto la messa in onda del film.
Il produttore della fiction, Pietro Valsecchi, ha criticato la RAI perché "non fa buon servizio pubblico" facendo la guerra degli ascolti anche contro Borsellino.
Insomma, sarebbe stata necessaria una tregua, visto l'alto valore civile del programma e invece la TV pubblica ha risposto con un kolossal come Mission Impossible 2.
Che dire? Probabile che Valsecchi non abbia torto, ma non pare di ricordare che Mediaset abbia mai abbassato la guardia mentre la RAI trasmetteva programmi di impegno come, ad esempio, Vayont di Marco Paolini o i Report del venerdì della brava Gabbanelli. Non si vede allora perché la RAI debba perdere ascolti e pubblicità a favore delle TV avversarie.
Questi sono i frutti avvelenati della corsa all'audience: guerra per qualche punto in più di share, riduzione della qualità, poca cultura e molti reality; e quando si programma uno spettacolo di valore, si perde nel marasma del nulle televisivo.

19 novembre 2004

La trappola

Anche questa volta, proprio quando tutto sembrava ormai irrimediabilmente compromesso, Berlusconi è riuscito a rimettere in piedi la pericolante maggioranza di governo. Va detto che siamo ormai all'accanimento terapeutico. La verifica senza fine, si trascina stancamente sulle spalle prostrate di un paese malato.
Naturalmente al premier non interessa. Lui ha altri obiettivi, come sempre. Adesso deve entrare nello squallido Guinness dei primati italico con il governo di legislatura. Cambiano scenari, ministri, politiche, ma lui è lì, inclinato come una nave che affonda; Si piega e non si spezza.
Anche perché gli alleati di governo, che pure mostrano a volte un barlume di senso dello stato, sono talmente pronti a cedere di fronte alle minacce da risultare ininfluenti.
E' andata in questo modo ancora una volta. Di fronte alle comprensibili perplessità di AN e UDC sulla monomaniacale "riduzione delle tasse" - un tormentone degno di un comico ormai a corto di inventiva - nelle condizioni deprimenti dei conti pubblici italiani, l'irriducibile premier ha fatto la voce grossa: "senza riduzione fiscale, elezioni anticipate".
Con questi chiari di luna, gli alleati hanno abbassato la cresta, Fini ha incassato la nomina a ministro degli Esteri, e si tira avanti ancora un po', un accordo si troverà.
Ma l'unico che ha da guadagnarci è proprio Berlusconi.
Se la riforma fiscale va male, pagheranno tutti, se dovesse funzionare dal punto di vista elettorale, ci guadagnerà solo lui, visto che ormai ha già appiccicato sui simboli alleati un infamante bollino: "quelli che non vogliono diminuire le tasse".
Le campagne elettorali, per le regionali del 2005 e le politiche dell'anno successivo, si giocheranno tutte su questo tema. Berlusconi dirà che ha diminuito il prelievo fiscale, contro tutto e contro tutti, alleati e oppositori, tecnici del Tesoro e Unione Europea. Se gli elettori gli crederanno, premieranno Forza Italia e puniranno UDC e AN.
Ma anche far cadere il governo adesso, non porterebbe certo i due partiti ad un successo elettorale - anche se gli interessi del paese sarebbero meglio difesi con un nuovo parlamento.
Fini e Follini, insomma, si sono fatti incastrare. Hanno gridato abbastanza da farsi indicare da Berlusconi come i nemici del rispetto del programma elettorale. Ma hanno mollato sempre prima di ottenere un risultato tangibile, lasciando sempre al premier il pallino del gioco.

18 novembre 2004

Promesse mancate

Il governo dell'Ontario, Canada, è stato citato in giudizio da un'Associazione di consumatori e dovrà rispondere davanti a un giudice perché non ha rispettato un "contratto con gli elettori" firmato durante la campagna elettorale. L'associazione e il Partito Liberale avevano co-firmato un documento nel quale veniva garantita una riduzione delle tasse. I consumatori ritengono però che quel patto sia stato violato con l'istituzione di una nuova tassa sulla sanità.
Chi non ricorda Al Capone che la passò liscia per omicidi e rapine e venne incastrato per evasione fiscale (reato per il quale in Italia il premier propone invece un premio)?
Chissà che non vada a finire così anche per il nostro Al Capocchia, il dottor Dulcamara di Arcore, sfuggito a forza di leggi ad personam e di prescrizioni al suo destino giudiziario, e magari condannato per violazione del patto con gli elettori.

17 novembre 2004

Lezioni

Gianfranco Fini, il post-fascista Fini, il delfino di Almirante, quello che "Mussolini è il più grande statista del secolo", sempre quello che "mio figlio a scuola da un maestro omosessuale non lo manderei", proprio quel Fini lì che dà lezioni di democrazia è come Berlusconi che dà lezioni di etica fiscale o Previti che dà lezioni di legalità tout-court.
L'Italia, insomma.

L'assassino torna sempre sul luogo del delitto

Le dichiarazioni di Giulio Tremonti, nel corso di un'intervista concessa al "Corriere della sera", danno da pensare.
Intanto perché ha detto quello che pensano tutti, persino Berlusconi, ma che solo pochi hanno il coraggio di riconoscere: la legge Finanziaria che la maggioranza sta discutendo - in maniera piuttosto animata, a quanto pare - è una barzelletta. Le fazioni avversarie stanno battendosi come se veramente ci fossero fondi a sufficienza per la riduzione fiscale, o per gli aiuti alle famiglie, o ancora per favorire investimenti nel Mezzogiorno. Balle.
In cassa non ci sono soldi, e il ministro del Tesoro sta facendo i salti mortali per tirare fuori dal cappello del prestigiatore pochi spiccioli che non potranno soddisfare nessuna delle richieste. Siniscalco sa bene che, se fosse un ministro tecnico, se avesse l'autorità per prendere decisioni giuste e impopolari, forse le tasse dovrebbe aumentarle.
La ragione è che il deficit tendenziale per il prossimo anno è di molto superiore al massimo consentito dai parametri di Mastricht. L'Italia non può permettersi di sforare, né ha titolo per chiedere modifiche a quei parametri perché l'indebitamento è doppio rispetto a quello di altri paesi che hanno problemi a rispettare Mastricht.
Proprio per questo le parole di Tremonti sono sconcertanti: se la situazione è giunta a questo punto, la responsabilità riceda sulle spalle del presidente del consiglio e dell'ex-ministro del Tesoro. Sono loro, il gatto e la volpe, ad aver provocato lo scatafascio attuale, manadando a ramengo anni di finanza prudente e di salassi fiscali che, dai tempi di Ciampi a quelli di Prodi, avevano innescato un circolo virtuoso che aveva permesso all'Italia di entrare nel club dell'Euro.
Berlusconi, con la sua mania ossessiva della riduzione delle tasse, è stato il mandante. Tremonti, con la finanza creativa e i mille condoni, il killer dei conti pubblici.
Che questo signore si proponga come l'unico, possibile risanatore dell'asfittica economia italiana è la dimostrazione del livello, al contempo bizzarro e disperante, al quale è giunto il nostro paese.

14 novembre 2004

Le menzogne

Ma perché Silvio Berlusconi ha mentito davanti ai giudici?
La requisitoria di Ilda Boccassini nel corso del processo sulla corruzione dei magistrati, che vede il premier imputato, è stata sconcertante da questo punto di vista. Non tanto, quindi, per la richiesta di condanna a 8 anni con interdizione dai pubblici uffici, che tutto sommato era attesa. La lista delle bugie che Berlusconi ha rifilato ai giudici durante le dichiarazioni spontanee di un anno fa è imbarazzante:
Il giudice Squillante non avrebbe trattato mai un processo nel quale era coinvolto. Falso.
Berlusconi avrebbe conosciuto Squillante solo dopo che Cossiga lo aveva nominato cosulente giuridico del Quirinale. Falso.
Berlusconi dichiara che Squillante gli avrebbe telefonato una sola volta. Falso.
Sarebbe stato Squillante a chiedere a Berlusconi una candidatura al senato. Falso.
Ma è mai possibile che Berlusconi non immaginasse che quanto da lui dichiarato sarebbe stato verificato e che fascicoli di inchiesta, tabulati telefonici e le stesse dichiarazioni di Squillante lo avrebbero sbugiardato?
Figuriamoci! Il Cavaliere non avrebbe mai commesso una tale leggerezza. I suoi legali, quantomeno, non glielo avrebbero consentito. E allora cosa è accaduto?
Semplicemente, Berlusconi non ha rilasciato quella dichiarazione per il processo, ma per il pubblico. Il tribunale avrebbe verificato le carte, ma il pubblico no. Il pubblico, gli elettori-telespettatori vengono informati dai giornali e soprattutto dalla TV. E allora basta che le televisioni diano informazioni parziali - come il TG5 che ha omesso del tutto la notizia della richiesta di condanna - e il risultato qual è? La sua parola contro quella della Boccassini.

13 novembre 2004

Regime

La lista:
Enzo Biagi, Michele Santoro, Daniele Luttazzi eliminati in virtù del diktat bulgaro di Berlusconi;
Carlo Freccero, rimosso dalla direzione di RAI2 per fare spazio ad Antonio Marano;
Massimo Fini, impossibilitato a comparire in video in una trasmissione da lui firmata;
Sabina Guzzanti, la cui trasmissione viene censurata, sospesa e poi annullata dopo la prima puntata.
Paolo Rossi, desaparecido dalle TV del regno;
il sondaggio "Basta" di Domenica In del sovversivo Bonolis, cancellato dopo il "basta a Berlusconi".
Francesco Paolantoni, allontanato dalla conduzione della trasmissione "Furore";
Rosalia Porcaro, tagliata dalla trasmissione "Qualcosa è cambiato" della D'Eusanio;
Ferruccio De Bortoli invitato alle dimissioni da direttore del Corriere della Sera - dopo essere stato accusato di essere come il direttore del Manifesto da Berlusconi - e sostituito dal più "terzista" Stefano Folli;
le veline di Mimun al TG1 e di Mazza al TG2;
Vespa - e ho detto tutto!
il CDA RAI composto da 4 consiglieri 4 tutti di nomina del centrodestra;
il licenziamento di Mentana per far posto al fedele Rossella.
Be', qualcosa, qualcuno avremo dimenticato, eppure sembra una selezione sufficiente per affermare, come fanno Marco Travaglio e Peter Gomez nel loro libro appena pubblicato da BUR, che siamo in pieno "Regime"!

12 novembre 2004

L'istigazione

L'ha rifatto.
Silvio Berlusconi, davanti ad una platea davvero particolare, quella della guardia di Finanza, ha pensato bene di confermare la sua teoria sull'eticità dell'evasione fiscale quando le aliquote sono troppo elevate.
Possiamo comprendere che sia particolarmente affezionato al tema, dal momento che le sue aziende hanno aderito ai condoni tombali tremontiani. Ed è di tutta evidenza che l'argomento serva anche a irretire gli alleati di governo nella faticosa, eterna verifica che verte soprattutto sulle modalità di riduwione del carico fiscale.
Ma questo signore che giustifica un furto alla collettività quale è l'evasione fiscale, si trova congiunturalmente a coprire il ruolo di Presidente del Consiglio. Un uomo politico, e a maggior ragione un premier, dovrebbe pensarci due volte prima di rilasciare dichiarazioni a favore di chi commette reati.
Non dà intanto un grande esempio; istiga al compimento del reato; e rende poi del tutto prive di credibilità le dichiarazioni della sua maggioranza sugli espropri proletari che stanno, purtroppo, tornando a infestare le strade delle città italiane.
Se infatti un eccessivo prelievo fiscale giustifica l'evasione, perché le difficoltà ad arrivare a fine mese non dovrebbero giustificare un furto al supermercato?

La foglia di fico

Enrico Mentana è stato licenziato dalla direzione del TG5.
Il popolare "mitraglia" lo ha rivelato in diretta durante il telegiornale. Sarà rimpiazzato dal fido Rossella, attuale direttore di Panorama e autore del memorabile ritocco fotografico che donò una folta capigliatura al premier su una copertina del settimanale.
Sembra che Mentana non l'abbia presa bene, anche se Mediaset gli ha affidato il misterioso incarico di "direttore editoriale" - misterioso solo perché se veramente esistesse un ruolo di tal fatta, il prode Enrico si troverebbe a controllare Rossella, Fede e Giordano e la circostanza appare assai improbabile.
Che Berlusconi, in vista delle difficili prove elettorali delle Regionali della prossima primavera e delle Politiche del 2006, abbia bisogno di tenere al guinzaglio TV e stampa, è del tutto evidente.
La questione è: perché Mentana non dava sufficienti garanzie?
Il TG5 è stato, insieme a Costanzo, la foglia di fico di Berlusconi. La pretesa autonomia di Mentana e Costanzo è stata ripetutamente sbandierata per testimoniare che editore liberale sia il Cavaliere e quanto le sue TV siano più pluraliste della RAI. Che fossero autonomi o meno, poco importa: Costanzo e Mentana hanno fatto sfacciata campagna pro CdL; con tutta l-abilità che bisogna riconoscergli. Costanzo ha intervistato Berlusconi non meno genuflesso di quanto non sia solitamente Bruno Vespa.
Il TG5 di Mentana è stato il megafono della CdL quando era opposizione, spingendo sui alcuni dei tasti più cari alla campagna elettorale della destra: sicurezza e immigrazione, aprendo ogni sera sulle rapine nelle villette lombarde o sugli sbarchi dei clandestini. Su questa agenda è stata messa la sordina dopo la vittoria di Berlusconi alle elezioni del 2001. Un terzismo un po' parziale, affatto mitigato dalla dichiarazione dell'ex-craxiano Mentana di astenersi dal voto.
Il direttore del TG5 non ha mai riconosciuto l'esistenza del conflitto di interessi e non ha mai ammesso che in Italia viga un regime mediatico. Questo non gli è bastato, perché Berlusconi oggi non ha bisogno di tiepidi supporter, ma di truppe d'assalto: Carlo Rossella è perfetto per l'uso. Ha un'autorevole esperienza, è partigiano quanto Fede, ma senza sbracamenti, ha persino alcuni estimatori tra i moderati del centrosinistra.
Saprà certamente fare un TG appiattito sulle posizioni della maggioranza - una bella sfida con Mimun - e darà spazio al gossip, al punto che alcune testate molto apprezzate dalla clientelqa dei parrucchieri stanno già progettando tagli al personale: da ora in poi "Rossella 2000" lo si potrà avere in diretta TV.

04 novembre 2004

Bush e il buco dell'ozono

Com'è noto il famigerato buco dell'ozono provoca l'effetto serra. Tra le conseguenze meno studiate dell'effetto serra c'è il riscaldamento dei neuroni cerebrali. E' di tutta evidenza che sui cieli americani, il buco dell'ozono deve essere un pertugio pressoché infinito al punto da aver cauterizzato le sinapsi di una significativa maggioranza di elettori statunitensi.
Non si spiegherebbe altrimenti come mai oltre 50 milioni di persone abbiano dato il loro voto a un imbecille ignorante che 4 anni fa è diventato presidente truccando il voto nello stato di cui è governatore il fratello, ha ignorato le segnalazioni della CIA su possibili attentati di Osama bin Laden, ha mentito per giustificare una guerra illegale in IRAQ che ha provocato 100.000 morti, di cui 1300 militari americani, ha provocato l'aumento del numero dei terroristi nel mondo e i rischi di attentati, ed ha peggiorato la situazione economica del suo paese.
Deve essere per forza colpa del buco dell'ozono.
Sarà per questo che Bush non firma il protocollo di Kyoto?