Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

31 ottobre 2004

Essere normali

Sembra ormai definitivamente tramontata la candidatura di Rocco Buttiglione a commissario europeo. Le sue frasi su omosessualità e donne single hanno irritato a tal punto il Parlamento continentale che l'intera commissione di Barroso correva il rischio di una bocciatura alla vigilia della firma del trattato costituzionale.
La vicenda non ha solo favorito il solito vaniloquio dei politici, ma ha anche lasciato emergere il lato oscuro di molti italiani.
In numerosi interventi sul tema espressi alla radio nel corso di trasmissioni di servizio come Radio anch'io o Zapping, non è stato infrequente ascoltare posizioni veramente imbarazzanti. L'omofobia sembra ancora diffusa negli strati più bassi della popolazione, evidentemente ancora numericamente significativi.
Tra spannometriche valutazioni bio-genetiche, ritornava ossessivo il refrain della "normalità". In sostanza, gli omosessuali non hanno gli stessi diritti civili degli altri perché non sono "normali".
Pazzesco, no? A due secoli di distanza dall'Illuminismo, ancora c'è qualcuno che riesce a delineare rigidi confini per la normalità.
Ma se anche fosse, sarebbe utile avere un sondaggio che spiegasse quanti, tra quelli che l'hanno visto in televisione, considerano "normale" Rocco Buttiglione!

29 ottobre 2004

La cura dell'immagine

La grande festa di Roma, la firma della Costituzione europea è giunta nelle case degli italiani con le immagini patinate e selezionate scelte non dalla RAI, ma da una società privata, Euroscena, del fedelissimo berlusconiano Luigi Sciò, a cui la Presidenza del Consiglio ha affidato l'incarico di documentare visivamente l'evento.
I giornalisti RAI hanno raccontao l'evento, ma le immagini sono solo quelle ufficiali, non ci possono essere altri punti di vista se non quelli graditi al premier.
Non è difficile comprendere la ragione di questa scelta.
Metti che al Berlusca veniva voglia di fare le corna a Chirac, previo utilizzo di apposita scaletta: il regista sceglieva una pacata conversazione fra Prodi e Barroso.
Poni il caso che il premier ungherese - il solito ex-comunista - non resisteva dal fare un amichevole pat-pat sul cranio spelacchiato del Cavaliere: vai con la camera 4, i dentoni di Blair in atteggiamento affabile.
Insomma, il rischio di mostrare un ruga in più di Prodi, un centimetro in meno di Ciampi, una battuta più insulsa di quella di Schroeder, un applauso non tanto convinto come quello ricevuto da Veltroni, una lacrimuccia sul volto rattristato del povero Buttiglione, avrebbero potuto guastare l'effetto di immagine tanto atteso.
Un cameraman del TG3, certamente bolscevico, avrebbe senza meno cercato l'espressione più comica sul volto stirato del Presidente del Consiglio e Blob ce l'avrebbe riproposto per giorni. Allora meglio mettere "la calza" sull'intero evento.
Nell'era dell'immagine, una bella censura preventiva ai filmati era una indispensabile precauzione.

Proporzioni

Secondo uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, Maryland, pubblicato sulla rivista "The Lancet", i morti in IRAQ dall'inizio del conflitto avrebbero superato i 100.000.
La maggior parte sarebbero donne e bambini, cioè gli innocenti, quelli per i quali, in teoria, la guerra si sarebbe dovuta combattere.
Durante il secondo conflitto mondiale, divennero tristemente note le decimazioni compiute dai nazisti: per ogni soldato ucciso, le camicia brune trucidavano 10 nemici, militari o civili non faceva differenza. Nel caso della rappresaglia che fece seguito all'attentato partigiano di via Rasella, Kappler e soci calcarono un po' la mano e a fronte di 32 morti, assassinarono 335 martiri alle cave Ardeatine.
Si direbbe che George Bush ci sia andato giù ancora più pesante: se voleva vendicare la morte delle circa 3000 vittime dellattentato alle Twin Towers, dovrebbe aver placato la sua sete di sangue da un bel pezzo.

22 ottobre 2004

Il tifoso

Sul muro di una strada della periferia nord di Roma, un buontempone ha scritto una frase davvero emblematica: "ROMA CAMPIONE D'ISDRAELE".
Emblematica, si diceva, delle caratteristiche dell'autore.



E' innanzitutto un fascista. Naturalmente un fascistello del tutto privo di qualsivoglia reale convinzione, ma immerso in quel brodo di violenta incultura di certa destra romana.

E' assurdamente antisemita. L'idea che sia offensivo dare dell'ebreo a qualcuno è bizzarramente ancora presente in alcune fasce di popolazione di infimo livello culturale, a distanza di decenni dalla celebre frase di Charlie Chaplin: "Io non ho l'onore di essere ebreo". L'accusa ai tifosi della Roma di essere "una curva di ebrei" non è stata, sfortunatamente" rivolta in positivo dalla società giallorossa.

E' evidentemente un ignorante. Quella "D" inserita, probabilmente per onomatopeia, nella parola Israele è una vera chicca. Questo tizo non deve aver mai letto un libro, consultato una carta geografica e persino il Corriere dello Sport deve risultargli un incomprensibile cimitero di formiche nere.

E' nauralmente, palesemente un vero imbecille.

Per soprammercato è pure della Lazio!

La nostra più commossa solidarietà agli sventurati genitori.

20 ottobre 2004

Confessatevi!

L'arcivescovo Charles Chaput, la più alta autorità cattolica del Colorado, ha dichiarato che votare il cattolico J.F. Kerry è "peccato" e gli elettori che dovessero macchiarsene devono confessarsi.
Altre voci di prelati di altri stati USA hanno sostenuto tesi analoghe, intervenendo pesantemente nella battaglia per l'elezione alla presidenza.
La colpa di Kerry si rintraccia nella sua posizione favorevole alla legge che dà la possibilità di abortire.

George "Wrong" Bush, invece, pur essendo il responsabile principale della tragedia irachena, pur avendo sulla coscienza 20.000 morti, tra i quali i tanti bambini colpiti dalle bombe intelligenti delle forze aeree statunitensi, il Bush favorevole alla pena di morte e protestante, lui va bene.

L'oscurantismo di alcune posizioni del mondo cattolico - per fortuna vi sono voci meno integraliste - è sconfortante e contraddittorio.

Nonostante il grande carisma di Karol Woytila e le sue parole capaci di penetrare l'animo anche dei meno sensibili ai richiami della fede, il fondamentalismo di certe gerarchie cattoliche, amplificato dall'opportunismo di un nutrito numero di uomini politici, finisce per danneggiare profondamente il mondo cattolico.

Auguriamoci almeno lunghe file davanti ai confessionali di tutte le chiese americane, il giorno successivo alle elezioni.

16 ottobre 2004

Il dilemma

Il vistoso calo degli ascolti dei canali Mediaset, a vantaggio della RAI, avrebbe provocato, a sentire i ben informati, qualche trambusto tra i dirigenti del biscione.
Come correre ai ripari? Chiedendo a Cattaneo di ristabilire l'equilibrio, rinunciando ai programmi di maggior richiamo per le prime serate della TV pubblica?
In realtà non siamo poi così sicuri che la guerra degli ascolti sia autentica.
Qualcuno davvero riesce a immaginare il povero Cavaliere Berlusconi alle prese con l'atroce dilemma: rinunciare a un po' di grana per i canali di proprietà o ridurre l'audience dei canali controllati?
Da una parte l'imprenditore Berlusconi non sembra tipo da accettare senza reazione la riduzione dei suoi introiti; dall'altra il politico Berlusconi ha tutto da guadagnare dal punto di vista elettorale da una elevata presenza di pubblico davanti alle TV che direttamente o indirettamente gestisce.
Ma sembra davvero tutta una farsa. La dimostrazione starebbe nella decisione della RAI di abbassare la guardia nel mese di novembre. In tal modo, facendo il pieno degli ascolti un mese per uno, i due oligopolisti permetteranno al certamente disinteressato premier-tycoon di prendere due piccioni con una fava.

12 ottobre 2004

Lo schiaffo

Il caso Buttiglione vs Parlamento Europeo è tutto un volare di schiaffi.
La bocciatura del filosofo italiano - che, ricordiamo, è il primo caso di cervello italiano fuggito all'estero, secondo Paolo Rossi il comico (ma probabilmente anche il calciatore la pensa così) - vittima della sua visione confessionale della politica, è stata addebitata, in pochi giorni, alle intenzioni più diverse.

La prima: "è stato uno schiaffo a Berlusconi, da parte della sinistra antitaliana dell'Ulivo."
Straordinaria, deve essere, la capacità dei litigiosi esponenti del centrosinistra italiano nel mobilitare masse di parlamentari, giornalisti e opinion leader stranieri. In Italia hanno scarso successo, ma all'estero Prodi, D'Alema e il micidiale Imbeni hanno la virtù davvero ammirevole di condurre sulle proprie posizioni gruppi significativi di uomini politici anche di opinioni diverse. Chissà, forse se la cavano meglio con le lingue straniere.

La seconda ipotesi era relativa al sentimento anticattolico che sta permeando l'Europa. Il fondamenalismo laico avrebbe inteso sferrare un sonoro ceffone agli ormai reietti valori cristiani, un tempo solido bastione della cultura europea.

Questa gragnuola di colpi si sarebbe, congiunturalmente, abbattuta sul fragile professor Buttiglione, noto ai più per i suoi frequenti cambi di casacca nel panorama politico nostrano.

Pochi, tra i nostri commentatori terzisti più à la page, hanno osato avanzare l'ipotesi che Rocco Buttiglione fosse stato bocciato per le sue frasi, davvero imbarazzanti nel contesto europeo, su omosessualità e famiglia.



Perché in fondo se uno schiaffo c'è stato è proprio quello tirato dal governo italiano all'Europa intera, sostituendo una persona seria come Mario Monti con il povero Buttiglione, un davvero misero rappresentante. Si è trattato dell'ennesimo colpo che il nostro esecutivo, il più euroscettico della storia repubblicana, ha affibbiato alle istituzioni continentali. Solo che l'offesa, come sempre finora è accaduto, ha incrinato solo la credibilità del nostro paese, comunque questa storia vada a finire.

10 ottobre 2004

Il fiero alleaten

Tra le numerosissime citazioni, che costituiscono il nerbo della storia, presenti sull'ultimo romanzo di Umberto Eco, "La misteriosa fiamma della regina Loana", una mi ha particolarmente colpito.
Si tratta dello storico discorso del 10 giugno del 1940, la dichiarazione di guerra pronunciata da Mussolini, di fronte alla "folla oceanica" che lo acclama in Piazza Venezia.
Ne conoscevo la prima parte ("Combattenti di terra, di mare e dell'aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni!" ecc.), per memorie familiari, tra il nostalgico e il beffardo.
Non ricordavo però la seconda parte nella quale Mussolini dichiara:
"Secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo.".
Il duce spiega le ragioni che portano l'Italia alla disastrosa campagna bellica al fianco del Führer, senza in realtà spiegarle. Si direbbe quasi che non è convinto dell'opportunità della guerra, ma che gli tocca starci per l'amicizia con l'alleato tedesco (e forse anche perché a un bella guerra certi imbecilli non sanno mai dire di no: mica vorremo sprecare l'opportunità di coniare degli slogan retorici come il ridicolo "vincere! E vinceremo!", vero?).
E così m'è venuto in mente Berlusconi.
Perché qualche tardo-ardito nella sua compagine di governo ci sarà pure, ma il Cavaliere il coraggio per andare in guerra non ce l'ha mica - e, si sa, se uno il coraggio non ce l'ha...
Magari era pure contrario alla guerra, come ha lasciato che si sussurrasse quando la situazione irachena era ormai compromessa, ma non poteva dire di no all'amico Bush.
Insomma, sembra un classico caso di vassallaggio italico, prima il duce con Hitler e poi il ducetto con l'amico George W. Magari entrambi erano seriamente convinti di poter sedere comodamente al tavolo della Pace, dalla parte dei vincitori.
Naturalmente sarebbe stato più saggio, in entrambi i casi, rispondere con tutta l'amicizia che davvero non pareva il caso di andarsi ad infilare in quel ginepraio che sono tutte le guerre. Ma se uno il coraggio non ce l'ha...

Pietro Giliberti

09 ottobre 2004

L'amico perduto

Saddam avrebbe potuto essere un caro amico di Bush (e Berlusconi) almeno quanto Muammar Gheddafi.
Secondo il cardinale Renato Raffaele Martino, ex-nunzio apostolico all'Onu, Saddam Hussein era infatti pronto ad accettare nuove ispezioni delle Nazioni Unite con l'obiettivo di giungere a patti con l'Occidente.
Sarebbe sceso a patti per conservare il potere, per migliorare il suo appela internazionale, per salvare la pelle, per continuare ad arricchirsi. Insomma, avrebbe fatto, né più né meno, la furbsca operazione del colonello libico. Tuttavia, lamenta lo stretto collaboratore del Papa, al dittatore iracheno non è stato lasciato il tempo per la "conversione".
Chissà se sarebbe davvero andata così. Alcuni segnali, che le Nazioni Unite e gli ispettori insistevano a voler sottolineare, parevano effettivamente condurre a una soluzione di quel genere. Ma Bush aveva fretta. Fretta di tenere alta la tensione sul fronte terroristico, mentre sfumava l'effetto Afghanistan, al punto di inventarsi di sana pianta le motivazioni per giustificare l'attacco all'IRAQ. Come il lupo che cerca di giustificare preventivamente il suo imminente omicidio nella celebre favola del lupo e l'agnello.
Adesso l'Occidente ha un potenziale amico in meno - Saddam era peraltro un amico degli Stati Uniti ai tempi dell'Iran komheinista - e numerosi nemici in più.
Se la real-politik, in barba alle questioni morali e diplomatiche, si applica alle relazioni con alcuni dittatori come Musharraf e Gheddafi, perché non è stata adottata anche con Saddam?

Pietro Giliberti

La Lega e il Colosseo

Erroneamente si attribuisce al meridione d'Italia la nascita della commedia dell'arte. In realtà anche il Nord italico ha avuto una grande tradizione farsesca.
Ancora oggi ci sono epigoni di quella storia gloriosa. Anzi, ogni giorno emergono nuovi talenti, a dimostrazione che quando si tratta di far ridere l'Italia è unita, e gli italiani sono tutti uguali. E per di più, tra quelli che maggiormente si distinguono, ci sono proprio i separatisti de noantri, i secessionisti alla amatriciana: i leghisti, insomma.
Oggi è stato il turno di Giancarlo Pagliarini, già ministro del Bilancio durante la nefasta e fortunatamente breve esperienza del primo governo Berlusconi, nel 1994.
In una intervista concessa alla prestigiosa testata internazionale "La Padania", la cui diffusione ci si augura non esca fuori dai confini virtuali della omonima regione, il senatore leghista ha proposto di fare cassa "vendendo il Colosseo".
Si dirà: ma era una battuta, una provocazione.
Sarà.
Il guaio è che provocazioni come questa, nell'italia berlusconiana e bossiana, sono diventate legge negli ultimi 3 anni.
E poi, chissà perché Pagliarini non propone, per dire, di vendere il Castello Sforzesco o la Mole Antonelliana. Forse perché non valgono quanto i monumenti romani?
Ma non si rendono conto che questa ossessione per Roma e contro Roma espone al ridicolo chi la manifesta?

Pietro Giliberti

08 ottobre 2004

Campioni di libertà

Aggiorniamo la lista degli amici di Silvio Berlusconi.
Oltre a George W. Bush, noto campione di democrazia (basta ricordare le modalità della sua elezione, con i voti della Florida governata dal fratello), c'è sicuramente Tony Blair, accolto fraternamente in bandana, e forse ancora Josè Maria Aznar - ma interessano al Cavaliere gli ex, sono ancora utili?
Poi naturalmente Vladimir Putin, un altro fulgido esempio di politico democratico, tanto per la sua storia di capo del KGB quanto per il suo presente di oppressore di popoli.
Tra le facce della galleria, tra Cesare Previti e Licio Gelli, Marcello Dell'Utri e Adriano Galliani, Umberto Bossi e le reliquie di Bettino Craxi trova oggi posto il volto ricciuto del Colonnello Muammar el-Gheddafi. Già dittatore libico, imporvvisamente assurto al ruolo di "Leader di libertà" nelle testuali parole del nostro premier.
Il povero Silvio adesso comincerà però ad avere qualche problema. Si ingrossa infatti la fila di quelli che spingono per entrare nelle sue grazie.
Oltre al dittatore pachistano Pervez Musharraf, già transitato nei palazzi del potere romano, una sfilza di altri generali golpisti, italiani e non, sono in attesa di un attestato di stima da parte di Berlusconi. Il quale, generoso come sempre, non si farà pregare e concederà patenti di democrazia a destra e a manca (più a destra che a manca).
Quale titolo abbia il tycoon piduista per ergersi a campione di democrazia non è dato saperlo.
Il rischio vero è che alla lista dei postulanti si aggiungano mafiosi e malavitosi di ogni risma, corrotti e corruttori, mercenari ed evasori fiscali e che per ognuno il ducetto di Arcore sia tenuto ad attestarne la cristallina onestà.
Ma a lui, la patente chi l'ha data?

Pietro Giliberti