Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

22 giugno 2004

Da una parte

"Da una parte quelli come noi e dall'altra quelli come loro. Non possiamo correre il rischio di lasciare il paese in mano a persone come loro"
Così parlò Berlusconi Silvio, la sera del 21 giugno 2004. Ancora scosso dalla debacle personale delle elezioni europee e della prima tornata delle amministrative, questo essere indegno di rappresentare non un paese civile, ma un condominio di periferia, continua senza vergogna a gettare fango sugli avversari politici. Come lo sputo di Totti, senza neanche la misera giustificazione di una provocazione.
C'è bisogno di ripetere che se da una parte c'è Berlusconi, con le sue condanne per falsa testimonianza, le prescrizioni di reato, i rapporti con lo stalliere mafioso Mangano, la corruzione dei magistrati e dei finanzieri, i capitali di dubbia provenienza, le elusioni fiscali e Previti e Dell'Utri, chiunque ci sia dall'altra parte non può che essere più degno di lui per governare?
Noi siamo dall'altra parte, in ogni caso. Quella dove un tempo c'era Berlinguer e ancora oggi il politico meno qualificato è più pulito di lui.

18 giugno 2004

Paragoni

La principale difesa del centrodestra, in ispecie di Forza Italia, sui pessimi risultati delle ultime elezioni riguardano il crollo ben più grave dei partiti di governo in quasi tutti i paesi europei.
Quello che si sostiene è che se è vero che Forza Italia ha perduto il 4% rispetto al 1999, la maggioranza nel suo complesso ha tenuto e quindi i voti sono passati da un partito all'altro della coalizione, senza nessun vantaggio per l'opposizione. Negli altri stati d'Europa, invece, i governi in carica sarebbero stati puniti a vantaggio delle opoosizioni. Ma è davvero così?
In realtà, se guardiamo alla situazione dei principali paesi europei - Spagna esclusa, data la vicinanza delle elezioni politiche - ci sarebbe da discuterne.
Se Blair perde in Inghilterra, i conservatori non guadagnano (anzi perdono anche loro:
http://www.repubblica.it/speciale/2004/elezioni/europee/paesi/regnounito.htm, da 36 a 22 seggi).
In Germania, la scoppola presa da Schroeder non premia la CDU, che anzi perde, pochino, ma qualcosa (da 48,7% a 44,5%), mentre i partner di governo, i Verdi, guadagnano dal 6,4% all'11,9% (http://www.repubblica.it/speciale/2004/elezioni/europee/paesi/germania.htm). Se vale per Roma, perché non per Berlino? La mazzolata presa dalla SPD è stata decisamente più grave di quella di FI, ma l'opposizione italiana è andata meglio che a Berlino. Certamente guadagna l'opposizione socialista in Francia, come del resto era accaduto qualche settimana fa alle amministrative (dal 22, al 28,9). I partiti di governo,
rispetto alle europee del 1999 passano dal 35% al 28,6% (http://www.repubblica.it/speciale/2004/elezioni/europee/paesi/francia.htm), presentandosi questa volta con i "listoni"... Totale: -6,4%. Bella botta, non c'è che dire. Ma tra i grandi paesi europei questo è l'unico nel quale veramente gli elettori si sono gettati sull'opposizione e con le proporzioni che qui segnaliamo.
In sintesi, non solo quello italiano non è stato un risultato tanto diverso da quello degli altri paesi, ma per una strana combinazione i partiti sconfitti si attestano tutti attorno al 20%.
Naturalmente negli altri paesi non c'è un primo ministro che possiede 3 televisioni su 7, controlla attraverso la sua maggioranza le 3 reti pubbliche (4 consiglieri di amministrazione su 4, il direttore generale e l'80% dei dirigenti, tra i quali la sua ex-segretaria). E nessuno dei suoi omologhi europei ha imperversato negli ultimi giorni di campagna elettorale, in barba al pluralismo e alle leggi.

16 giugno 2004

Il 2%

Non ci sono ancora analisi statistiche in merito, e quand'anche ci fossero lascerebbero comunque qualche margine di incertezza. Pertanto, non sappiamo e non sapremo mai con sicurezza quanti voti abbia spostato l'offensiva comunicativa del Presidente del Consiglio nell'ultima settimana della campagna elettorale, tra bulimia presenzialista, spamming mobile e l'illegale comizio al seggio.
Certamente non sono stati suffragi sufficienti per evitare la debacle di Forza Italia. Ma se anche avessero cambiato l'esito del voto per il 2%, la circostanza avrebbe un peso politico non irrilevante. 650.000 elettori potrebbero aver deciso di votare all'ultimo momento quando erano orientati all'astensione, o di cambiare la lista alla quale avevano deciso di destinare il proprio voto. E pensate che impatto avrebbero avuto i risultati elettorali se avessimo letto che Uniti per l'Ulivo aveva ricevuto il 33% e FI il 19%. Oppure che le forze dell'Ulivo con Rifondazione erano al 48% e quelle del centrodestra al 43%. Sarebbe stato ttto un altro film.
Un misero 2%, appena 650.000 dei 32.500.000 mila elettori che hanno votato e che, come sostiene il Censis, per circa la metà decidono cosa votare sulla base di quello che vedono in TV. Più o meno la metà di quelli che guardano le campagne di fidelizzazione del TG4: ma siamo sicuri che Fede sia così irrilevante?

13 giugno 2004

Credibilità

Magari sarà andata come ha raccontato lui: non è stato pagato alcun riscatto; i servizi italiani hanno individuato il covo e scoperto che li avrebbero uccisi prima delle elezioni; un commando americano li ha liberato con un blitz incruento dopo avergli chiesto il permesso.
Eppure, appena la prima agenzia ha dato la notizia della liberazione degli ostaggi italiani in Iraq, e ancora di più dopo le primissime dichiarazioni di Berlusconi che si assegnava il merito per l'ok all'operazione, la prima reazione di tanti, anche tra gli elettori di centrodestra, è stata di scetticismo. Tutti sono stati presi dal dubbio che la liberazione nella settimana del voto fosse una strana coincidenza, che l'autoapologia berlusconiana non meritasse che un sardonico scuotimento di capo.
E' una situazione simile a quando alla radio, durante "Tutto il calcio minuto per minuto", un'interruzione informa che è stato assegnato un rigore alla Juventus: la prima reazione è scontata: "il solito regalo!"
Poi c'è tutto il tempo per informarsi, per farsi un'idea più precisa e magari anche per convincersi che questa volta il rigore era sacrosanto o che Berlusconi non abbia raccontato le solite balle.
Resta significativo però lo scetticismo con il quale vengono accolte le parole del premier. Ricorda la morale della favola di Fedro, quella di "al lupo! al lupo!". Ormai difficilmente Berlusconi riuscirà più ad evitare che le persone dubitino, almeno in prima battuta, delle sue parole.
E poi siamo proprio sicuri che questo riscatto non sia stato pagato?

10 giugno 2004

Effetto-TV

I minimizzatori del conflitto di interessi hanno sempre sostenuto che non ci fosse alcunché di vero: la TV non condiziona il voto e anzi, magari sono i giornali che lo fanno, e quelli, si sa, in maggioranza ce l'hanno con Berlusconi.
Il Censis - mica bruscolini! - ci informa che oltre la metà degli italiani che mostra interesse per la politica ha come fonte di informazione privilegiata la TV. Meglio: il 46% si forma la propria opinione politica guardando la televisione.
Questo dato assume un'importanza clamorosa se si considera che il sistema elettorale in vigore per le elezioni politiche, consente di stravincere le elezioni anche con uno scarto di voti totali a favore minimo - quando non addirittura negativo: è sufficiente, infatti, vincere nella maggior parte dei collegi uninominali con la maggiranza relativa dei voti per garantirsi quasi certamente la maggioranza parlamentare.
Appare chiaro che il controllo dei mezzi televisivi diventa uno strumento in grado di spostare una quantità sufficiente di voti per stravolgere il risultato elettorale. Persino i telespettatori residuali di Emilio Fede, possono diventare nevralgici.
E' vero che per le elezioni europee vige il sistema proporzionale e questo effetto può risultare marginale, ma è difficile negare che la schiacciante maggioranza delle presenze televisive della Casa delle Libertà e di Forza Italia (e di Berlusconi in persona) in particolare negli ultimi giorni non abbiano ricadute.
Oltre un'ora di soliloquio per il premier, il 71% per Forza Italia, l'83% per le varie componenti della maggioranza: se non è la fine del pluralismo informativo questa, quale di grazia potrebbe esserlo?

08 giugno 2004

L'effetto Zapatero

Alla fine, se Bush è stato costretto all'autocritica, se ha dovuto concedere qualcosa alle Nazioni Unite è stato anche per la ferma posizione del nuovo premier spagnolo.
E' da quel momento, dalle elezioni che hanno segnato l'uscita di scena di Aznar, dalla conferma del leader socialista di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale ritirando le truppe, che la tenuta della coalizione degli occupanti è venuta meno.
Di fronte al timore che altri paesi imitassero la Spagna e che Usa e Regno Unito rimanessero soli - con l'acritico supporto del giannizzero italiano - a sorbirsi i rovesci di un dopoguerra tragico come in tanti avevano previsto che fosse, Bush e Blair si sono visti costretti a mediare.
E' stato così che hanno improvvisamente rivalutato le Nazioni Unite, fino a quel momento messe alla berlina. Che hanno dovuto implorare Francia e Germania, perché acconsentissero ad una nuova risoluzione che non fosse un palese schiaffo alle demenziali politiche della guerra preventiva.
Grazie a Zapatero - e naturalmente anche alla coerenza di Francia e Germania - oggi quella catastrofica impresa comincia ada assumere connotati di legalità internazionale. Certo, siamo ancora assai lontani dal risanare la ferita inferta dall'occupazione irachena. Un governo formato da esponenti scelti tra ex-agenti della CIA e comunque soggetti ai desiderata di Washington non è esattamente la medicina più giusta. Soprattutto se i suoi poteri in termini di controllo delle forze multinazionali e delle risorse petrolifere sono così limitati.
Ma almeno il temibile Bush ha dovuto abbassare le orecchie e riconoscere quello che tanta gente - naturalmente accusata di essere al soldo dei terroristi islamici - ripeteva da tempo: chi fa guerriglia in Iraq non è necessariamente un terrorista, ma potrebbe anche essere un patriota.
C'è voluto Zapatero per svelare il trucco.

I classici

Che poi, diciamolo, questo Marco Follini deve essere proprio un bravo ragazzo.
Ha delle idee rispettabili. Non possiamo certo dimenticare che ha ripetutamente dichiarato la sua contrarietà rispetto a molte delle decisioni del Governo che pure il suo partito sostiene. Sono note le sue riserve sulla riforma del sistema televisivo, sulla devolution, sulle due aliquote fiscali, sulla norma che permette un assaggio di tortura, giusto per citarne alcune.
Recentemente ha più volte affermato di essere stato da sempre contrario alle guerra di occupazione dell'Iraq da parte degli USA di Bush.
Peccato che, forse a causa di oltre un anno di defatigante "verifica", abbia però votato sempre a favore dei provvedimenti del governo, dalla Cirami alla Gasparri, dal lodo Schifani alla famigerata missione di Nassirya.
Come giudicare una brava persona di tal fatta?
Appare indispensabile ricorre alle categorie dei classici, naturalmente rivedute e corrette:
"Si aprì la porta e non entrò nessuno. Era Follini."

04 giugno 2004

Flash-back

Prima settimana di maggio del 2001. Siamo a Porta a Porta e Bruno Vespa sta intervistando Silvio Berlusconi a pochi giorni dal voto. Vespa domanda, parola più parola meno, al futuro premier:
"Rutelli sostiene che la riforma fiscale promessa dalla destra darà l'80% dei vantaggi al 20% della popolazione, cioé alla parte più ricca del Paese. E' vero?"
Naturalmente un giornalista avrebbe fatto le verifiche per conto suo, ma Bruno Vespa da anni ha scelto di fare il conduttore televisivo e, come avrebbero fatto Bonolis, Panairello, Mago Zurlì o Marzullo, si limita a chiedere: "E' vero?".
E come risponde Berlusconi?
"Rutelli sbaglia anche le cifre, aggiungendo uno 0 che non c'e'. La popolazione oltre i 200 milioni non e' l'80%, ma l'8 per cento del totale."
Non aveva capito la domanda. Poco male: la risposta era comunque indicativa: una percentuale molto piccola della popolazione avrebbe goduto i maggiori vantaggi della riforma fiscale a due aliquote promessa da Berlusconi nel corso della campagna elettorale di 3 anni fa. Insomma, né più né meno di quanto affermano oggi non solo i partiti di opposizione, ma anche Fini e Follini.
Solo che lo si sapeva da 3 anni e AN e UDC avevano firmato lo stesso programma di Berlusconi e si guardarono bene dal riconoscerlo.

01 giugno 2004

La politica e i reality show

La televisione, ed in particolare il salotto di Bruno Vespa, stanno ormai soppiantando i luoghi istituzionali della politica.
Il "patto con gli italiani" è stato firmato a Porta a Porta e sempre in quello studio televisivo Berlusconi ha fatto il tagliando di medio termine al suo governo.
Nell'Ottobre scorso, la trasmissione Buona Domenica ha ospitato la prima proposta di legge in diretta Tv (la cosiddetta Mussolini-Turco-Costanzo sulle coppie di fatto).
E di nuovo nel salotto di Vespa il ministro Frattini ha abdicato al suo ruolo di ministro degli Esteri, optando per un più moderno ruolo di spalla televisiva, facendo finta di ignorare le notizie sulla morte del povero Fabrizio Quattrocchi per lasciare all'abile regia le modalità del colpo di scena.
E' andata perduta, invece, l'occasione di un clamoroso show con i 4 saggi della Casa della Libertà impegnati nel Cadore a riscrivere le regole istituzionali. Sarebbe stato uno colpo straordinario ammirare le pancette dei D'Onofrio, Nania, Calderoli e Pastore mentre, con i cervelli fumanti, ponevano mano alle norme che i padri costituenti ci hanno lasciato per trovare un compromesso alle incompatibili esigenze delle varie forze politiche di maggioranza.
Ma non abbiamo perduto tutte le speranze. Non ci sorprenderemmo, infatti, che la potente società di produzione Endemol realizzasse un nuovo reality show, rinchiudendo in una amena località alcuni costituenti nominati da tutti i partiti.
Andrebbe bene forse Fiuggi con le sue terme e il richiamo alla famosa svolta di AN.
I costituenti trascorrerebbero il tempo discutendo delle alchimie istituzionali, dei bilanciamenti tra poteri, ma anche pasteggiando, sbracandosi di tanto intanto nei cazzeggi che hanno ormai sostituito, grazie alle corne e alle barzellette berlusconiane, la serietà dei politici di un tempo.
Ogni settimana sarebbero "nominati" alcuni dei partecipanti e il telespettatore/elettore sceglierebbe chi escludere dall'assemblea.
Alla fine ne rimarrebbero solo tre, evidentemente i più saggi. E loro darebbero vita, con voto inappellabile, alla nuova Carta Costituzione italiana.
Naturalmente la firma avverrebbe in diretta televisiva. Su Porta a Porta, con Bruno Vespa gran cerimoniere.
Finalmente una politica vicina al cittadino-telespettatore.
E degli altri cittadini, chi se ne importa: che diritti volete che abbiano quelli che si sottraggono al potere della tv?