Il Malpensante
Pier Paolo Pasolini:
"Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Tratto da: P.P.Pasolini "Scritti Corsari" Milano, Garzanti, 1977
 

17 novembre 2004

L'assassino torna sempre sul luogo del delitto

Le dichiarazioni di Giulio Tremonti, nel corso di un'intervista concessa al "Corriere della sera", danno da pensare.
Intanto perché ha detto quello che pensano tutti, persino Berlusconi, ma che solo pochi hanno il coraggio di riconoscere: la legge Finanziaria che la maggioranza sta discutendo - in maniera piuttosto animata, a quanto pare - è una barzelletta. Le fazioni avversarie stanno battendosi come se veramente ci fossero fondi a sufficienza per la riduzione fiscale, o per gli aiuti alle famiglie, o ancora per favorire investimenti nel Mezzogiorno. Balle.
In cassa non ci sono soldi, e il ministro del Tesoro sta facendo i salti mortali per tirare fuori dal cappello del prestigiatore pochi spiccioli che non potranno soddisfare nessuna delle richieste. Siniscalco sa bene che, se fosse un ministro tecnico, se avesse l'autorità per prendere decisioni giuste e impopolari, forse le tasse dovrebbe aumentarle.
La ragione è che il deficit tendenziale per il prossimo anno è di molto superiore al massimo consentito dai parametri di Mastricht. L'Italia non può permettersi di sforare, né ha titolo per chiedere modifiche a quei parametri perché l'indebitamento è doppio rispetto a quello di altri paesi che hanno problemi a rispettare Mastricht.
Proprio per questo le parole di Tremonti sono sconcertanti: se la situazione è giunta a questo punto, la responsabilità riceda sulle spalle del presidente del consiglio e dell'ex-ministro del Tesoro. Sono loro, il gatto e la volpe, ad aver provocato lo scatafascio attuale, manadando a ramengo anni di finanza prudente e di salassi fiscali che, dai tempi di Ciampi a quelli di Prodi, avevano innescato un circolo virtuoso che aveva permesso all'Italia di entrare nel club dell'Euro.
Berlusconi, con la sua mania ossessiva della riduzione delle tasse, è stato il mandante. Tremonti, con la finanza creativa e i mille condoni, il killer dei conti pubblici.
Che questo signore si proponga come l'unico, possibile risanatore dell'asfittica economia italiana è la dimostrazione del livello, al contempo bizzarro e disperante, al quale è giunto il nostro paese.