Alibi
Il Presidente del Senato, Marcello Pera, è intervenuto a gamba tesa nel dibattito sulla riduzione delle tasse, sostenendo che il rispetto dei parametri di Maastricht non può essere un "alibi" per evitare di tagliare le imposte. Esattamente il contrario di quello che aveva sostenuto il suo omologo della Camera, Pierferdinando Casini.
Al di là del tono ben poco istituzionale tenuto dalla seconda carica dello Stato, la situazione appare piuttosto rovesciata.
Sembra infatti che l'ossessione compulsiva per un minuscolo abbattimento del carico fiscale sia davvero un alibi per superare il limite del 3% fissato dal patto di stabilità.
Dopo la cura Berlusconi-Tremonti che in tre anni ha disastrato la finanza italiana, faticosamente risanata da Ciampi, il vincolo europeo è quasi impossibile da rispettare, soprattutto con due importanti tornate elettorali alle porte. Berlusconi non può chiedere lacrime e sangue ai cittadini, dopo aver promesso Bengodi. Allora tanto vale sfasciare tutto in nome del "contratto" elettorale da rispettare.
Che Pera, già apprezzato filosofo e apolegeta dei giudici di Mani Pulite, tenga bordone alle disastrose iniziative berlusconiane, è la prova di quanto il potere possa corrompere anche le più brillanti intelligenze.




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