La Lega e il Colosseo
Erroneamente si attribuisce al meridione d'Italia la nascita della commedia dell'arte. In realtà anche il Nord italico ha avuto una grande tradizione farsesca.
Ancora oggi ci sono epigoni di quella storia gloriosa. Anzi, ogni giorno emergono nuovi talenti, a dimostrazione che quando si tratta di far ridere l'Italia è unita, e gli italiani sono tutti uguali. E per di più, tra quelli che maggiormente si distinguono, ci sono proprio i separatisti de noantri, i secessionisti alla amatriciana: i leghisti, insomma.
Oggi è stato il turno di Giancarlo Pagliarini, già ministro del Bilancio durante la nefasta e fortunatamente breve esperienza del primo governo Berlusconi, nel 1994.
In una intervista concessa alla prestigiosa testata internazionale "La Padania", la cui diffusione ci si augura non esca fuori dai confini virtuali della omonima regione, il senatore leghista ha proposto di fare cassa "vendendo il Colosseo".
Si dirà: ma era una battuta, una provocazione.
Sarà.
Il guaio è che provocazioni come questa, nell'italia berlusconiana e bossiana, sono diventate legge negli ultimi 3 anni.
E poi, chissà perché Pagliarini non propone, per dire, di vendere il Castello Sforzesco o la Mole Antonelliana. Forse perché non valgono quanto i monumenti romani?
Ma non si rendono conto che questa ossessione per Roma e contro Roma espone al ridicolo chi la manifesta?
Pietro Giliberti




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