Campioni di libertà
Aggiorniamo la lista degli amici di Silvio Berlusconi.
Oltre a George W. Bush, noto campione di democrazia (basta ricordare le modalità della sua elezione, con i voti della Florida governata dal fratello), c'è sicuramente Tony Blair, accolto fraternamente in bandana, e forse ancora Josè Maria Aznar - ma interessano al Cavaliere gli ex, sono ancora utili?
Poi naturalmente Vladimir Putin, un altro fulgido esempio di politico democratico, tanto per la sua storia di capo del KGB quanto per il suo presente di oppressore di popoli.
Tra le facce della galleria, tra Cesare Previti e Licio Gelli, Marcello Dell'Utri e Adriano Galliani, Umberto Bossi e le reliquie di Bettino Craxi trova oggi posto il volto ricciuto del Colonnello Muammar el-Gheddafi. Già dittatore libico, imporvvisamente assurto al ruolo di "Leader di libertà" nelle testuali parole del nostro premier.
Il povero Silvio adesso comincerà però ad avere qualche problema. Si ingrossa infatti la fila di quelli che spingono per entrare nelle sue grazie.
Oltre al dittatore pachistano Pervez Musharraf, già transitato nei palazzi del potere romano, una sfilza di altri generali golpisti, italiani e non, sono in attesa di un attestato di stima da parte di Berlusconi. Il quale, generoso come sempre, non si farà pregare e concederà patenti di democrazia a destra e a manca (più a destra che a manca).
Quale titolo abbia il tycoon piduista per ergersi a campione di democrazia non è dato saperlo.
Il rischio vero è che alla lista dei postulanti si aggiungano mafiosi e malavitosi di ogni risma, corrotti e corruttori, mercenari ed evasori fiscali e che per ognuno il ducetto di Arcore sia tenuto ad attestarne la cristallina onestà.
Ma a lui, la patente chi l'ha data?
Pietro Giliberti




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