L’occasione

recessionePare che l’Italia sia in recessione. E di questo è difficile dare la colpa a Matteo Renzi.

Siamo in un contesto internazionale critico e soprattutto scontiamo mali cronici, ritardi storici. E siamo anche pieni di italiani, diciamolo pure.

Va detto che in poco meno di 6 mesi di governo né il premier né il renzismo di cui è portatore, con le sue truppe di tradizionale o sopraggiunta fede, sono riuscito a dare quella svolta che l’economia italiana attendeva.

Abbiamo passato settimane a discutere di quanto fosse necessario innovare. Ringiovanire la classe politica, riformare le istituzioni, parlare un linguaggio nuovo, ridefinire i ruoli nelle relazioni internazionali, modernizzare la pubblica amministrazione.

Ed è vero, 6 mesi sono pochi anche per fare il lifting ad un mammuth come l’Italia.

Eppure credo non si possa negare che quello che è mancato a Renzi e sta mancando al PD di Renzi sia il coraggio. C’è oggettivamente una congiuntura favorevole nella leadership politica, favorita dai meriti di del Presidente del Consiglio e dall’inconsistenza delle alternative. Ma non c’è il coraggio di fare una vera rivoluzione, di osare dove nessuno ha osato prima.

Una legge elettorale maggioritaria a doppio turno. La patrimoniale. Il taglio drastico delle spese militari. Investimenti nella cultura e nella ricerca. La fine dei compromessi al ribasso in materia di salvaguardia ambientale. Una revisione profonda dell’amministrazione locale, non demagogica e populista, fatta di sostanza e non di slogan. E soprattutto i diritti: civili, sessuali, il diritto al lavoro, il diritto all’istruzione, il diritto alla cittadinanza.

D’accordo, anche il taglio dei costi della politica, il dimezzamento dei parlamentari, tutte cose che sarebbero più di facciata che di sostanza, ma che servono a conservare il feeling con la popolazione che risponde più di pancia che di testa.

E le alleanze? Ma quelle si trovano, variabili se necessario, soprattutto sui temi dove il Governo ha meno titolo a decidere e che riguardano più il Parlamento che non le materie di di pertinenza dell’esecutivo.

Non è quindi solo non aver potuto evitare la recessione – ma chi ci sarebbe riuscito? La colpa di Renzi e del suo PD sta nel non riuscire a sfruttare un’occasione storica per rivoltare l’Italia come sarebbe necessario. Di tempo ne rimane sempre meno. Gli abbracci e i baci con Verdini non sembrano indicare l’intenzione per un cambio di rotta.

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