I rischi di un paese debole

parlamento
Il monocameralismo?
Esiste, senza rischi per la democrazia, in molti Paesi del mondo.

Una legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza e soglia di sbarramento?
Garantisce governabilità  e potrebbe ridurre il numero dei partiti.

L’assenza delle preferenze?
Permetterebbe di evitare lotte fratricide tra esponenti dello stesso partito, ridurre i costi della politica, limitare le personalizzazioni.

L’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti?
Rispetta l’esito di un vecchio referendum e risponde alle richieste di gran parte dei cittadini, arginando derive antipolitiche.

Allora cosa non va nelle riforme che la maggioranza a guida renziana, con l’accordo di Berlusconi, conta di portare a casa nei prossimi mesi?

Il rischio che il combinato disposto di queste riforme indebolisca la democrazia, in un Paese che ha preoccupanti tendenze al populismo.

Quello che potrebbe succedere, che è anzi la cosa più probabile che succeda, è questo scenario:

1) il partito che riceve più finanziamenti privati, può vincere le elezioni con il 37% dei voti (pari a poco più del 20% degli elettori, considerando il crescente astensionismo)

2) governa attraverso l’unica Camera con il 52% dei seggi attraverso deputati tutti nominati dal leader

E’ vero che l’Italia ha bisogno di riforme. Non è più rinviabile un processo di rinnovamento complessivo, che tocchi evidentemente anche la sfera istituzionale. Ma le riforme vanno fatte solo se utili e non dannose, mica tanto per farle!

Allora se Renzi e i suoi vogliono procedere, che lo facciano, senza dimenticare però in quale paese viviamo. Una riforma come quella che si sta portando avanti necessita di contrappesi che non impediscano a chi vince le elezioni di governare, ma che siano forti e giusti per evitare il cambiamento delle regole del gioco democratico.

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